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Valentina, il volto "innovativo" di I-VITAE

Valentina, il volto "innovativo" di I-VITAE

Giovane, dinamica, con la sensibilità giusta per comprendere gli altri, o meglio le altre, Valentina Piacentini è Experience Designer per I-VITAE. Si occupa di Design Thinking e User Centered Design, ovvero di come migliorare l’esperienza degli utenti con prodotti e/o servizi.

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Valentina, qual è il suo ruolo all’interno di una startup come I-VITAE?

“Il mio compito principale è capire come interpretare al meglio le esigenze e i desideri della nostra community, perché non esiste nulla di più bello e complesso di noi donne”.

Come nasce questo ruolo, decisamente innovativo, di Experience Designer?

“È in effetti una figura professionale piuttosto recente, nata per dare risposte alle esigenze complesse del mondo contemporaneo: riassumendo molto, se una volta si tentava di invogliare le persone verso i prodotti, adesso al contrario, si cerca di sviluppare prodotti e servizi sulla base dei bisogni già esistenti nelle persone, si cerca di rimettere l’uomo al centro, al posto della “merce”.

Ah, le donne… Da donna a donna: qual il disagio più grande che percepisce in una donna che non riesce ad avere figli?

"Per quanto accomunate dalla condizione di non riuscire ad avere figli, le nostre utenti sono persone diverse, con diverse personalità, desideri e abitudini; e ognuna di loro vive la propria situazione in modo diverso. Per alcune il disagio maggiore è rappresentato dall’ansia verso "l’orologio biologico” che scorre velocemente, lasciando sempre meno speranze. Per altre invece è la frustrazione data dal non poter dare risposte e un nome al proprio problema, ovvero la cosiddetta “infertilità inspiegata”.

Secondo lei, una donna è disposta a tutto pur di realizzare il sogno di essere madre?

"Sì e no. Sono disposte a provare qualsiasi metodo possibile, purché questo non comprometta troppo la propria salute o quella del potenziale nascituro. Mi sembra che le donne di oggi (in Italia) siano, in generale e giustamente, più consapevoli e più attente alla salute e alla qualità della vita”.

Quanto è difficile entrare nella mentalità di una donna?

“Se si è donna, capire un’altra donna è sicuramente più facile, ma comunque non così scontato. Per motivi biologi e per l’educazione che riceviamo, noi donne siamo molto sensibili a tutti gli stimoli esterni, da quelli sociali a quelli ambientali o fisici; quindi per capire al meglio una donna, bisognerebbe cercare di comprendere il contesto in cui si trova in quel momento della sua vita”.

E quali sono le chiavi per entrare nel suo cuore?

“Credo che, per mostrare apertamente agli altri il nostro lato emotivo e i nostri sentimenti, noi donne abbiamo bisogno innanzitutto di sentire di poterci fidare, e poi anche di percepire il lato”umano” dell’altro, della persona a cui ci stiamo confidando”.

Le donne che si approcciano a I-VITAE hanno in comune la difficoltà a rimanere incinta? Ci sono donne più determinate delle altre? E cosa è, secondo lei, a fare la differenza? Solo il carattere?

“Penso che, a parte il carattere, giochino un ruolo anche altri fattori quali l’età, la carriera, il contesto sociale, e il coinvolgimento del partner, un aspetto che viene spesso dimenticato”.

Un messaggio alle donne che vogliono diventare madri e ancora non ci sono riuscite?

“Vorrei dire loro che ammiro la loro tenacia e la loro forza d’animo, e di continuare a combattere, non mollare mai la speranza. Se un tempo la scienza si interessava poco al tema della fertilità, ora le ricerche si stanno espandendo, e loro voci non rimangono più inascoltate.”

 

Federica Cappelletti
Giornalista Medico Scientifica
Editor in Chief

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