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Una speranza concreta dopo anni di disperazione

Una speranza concreta dopo anni di disperazione

Quella che segue è la testimonianza di Gemma, una donna che da giovanissima insegue il sogno di un figlio e che dopo anni di tentativi andati a vuoto ha ritrovato la serenità dell'attesa. Gemma ha deciso di condividere nel nostro blog la sua esperienza, toccante, e il suo desiderio ancora irrisolto di diventare madre.

"Salve Federica, ciao a tutte le ragazze che come me hanno avuto a che fare con problemi di fertilità.
Sono Gemma, adesso ho 35 anni e sono una donna serena, anche se non ancora realizzata. Da quando avevo 25 anni, infatti, vivo il dramma di non riuscire ad avere un figlio.

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All’inizio pensavo che prima o poi ce l’avrei fatta a rimanere incinta, perché io e il mio compagno - Andrea, oggi mio marito – eravamo giovanissimi e ci abbiamo provato fino allo sfinimento. Avendo rapporti mirati, seguendo le ovulazioni, mangiando correttamente e facendo una vita perfetta. Ma niente, il nostro bambino non arrivava. Così abbiamo cominciato a litigare, a darci la colpa a vicenda, a frantumare la rispettiva fiducia e l’autostima. Lui mi vedeva come un problema, io non lo sopportavo più. Quando stavamo insieme il clima non era mai sereno. Siamo perfino andati da uno psicoterapeuta di coppia ma niente, il problema stava a monte. Volevamo entrambi diventare genitori ma non ci riuscivamo. Purtroppo.

Così siamo passati alle analisi di routine, dalle quali non è emerso niente che potesse aiutarci a uscire dal tunnel buio nel quale eravamo finiti. Poi, dopo lunghi pianti e un disagio oramai tangibile, il nostro ginecologo ha deciso di prendere la situazione in mano e ci ha consigliato degli specialisti per controllare i rispettivi organi della riproduzione. Tutto a posto! Nessuna soluzione a portata di mano. “Infertilità sine causa”, fu questa la diagnosi. Il mondo mi crollò addosso, pensavo di impazzire. Non sarei potuta diventare madre e questa cosa mi lacerava dentro. Con Andrea il rapporto era sempre più alla deriva! Fino ad un logorante allontanamento.

Di mesi, anni, sofferenze, intanto, ne erano passati. E abbiamo capito che l’amore, tra di noi, esisteva sempre e non ci consentiva di lasciarci definitivamente. Allora ci siamo presi per mano e ci siamo affidati a un centro per la fecondazione assistita. Lo vedevamo come il nostro futuro, come il traguardo della nostra vita insieme. E dopo le visite di rito, per lunghe settimane mi sono sottoposta a terribili bombardamenti ormonali. Con conseguenti mal di testa, senso di vomito, gonfiore, irritabilità, stanchezza. E perché no, ancora pianti. Ma ci credevo e ho stretto i denti. Evitando di far pesare la mia condizione, comunque insoddisfatta e infelice, al mio compagno. Che in un certo senso cominciava a dare nuovi segni di insofferenza. Ma la strada era tracciata e noi non potevamo tornare indietro. Dovevamo assolutamente rimanere uniti e provare a essere sereni.

Le settimane passavano inesorabili e insensibili e io ero sempre più che mai disperata anche se non volevo mollare. Mi sentivo irrisolta, ammalata, una mezza donna. Odiavo Andrea perché dava la colpa a me e non capiva quanto soffrivo. Mi diceva che non ero buona a niente. Poi si rimangiava le accuse e mi chiedeva scusa. Io lo guardavo e piangevo. Perché, in fondo, aveva ragione. Non ero capace di rimanere incinta, forse non ero nemmeno in grado di fare la mamma. Forse non meritavo un figlio. Forse ero persa dietro la mia spasmodica ricerca di un bambino e mi ero dimenticata di lui e del mondo che mi circondava. Mi vennero gli attacchi di ansia, perché il risultato non arrivava.

Il medico del centro di PMA, dopo lunghe trattative, mi implorò di stare più serena. “Prima o poi - mi disse - diventerà madre. Ne sono certo”. Ma così non è stato. Sono rimasta legata a quella struttura per più di nove anni, ho sperato fino all’ultimo istante di raggiungere il mio obiettivo, la mia sfida, il desiderio più grande di una donna. Ma non è servito a niente. La gravidanza non è ai arrivata. io e Andrea ci stavamo addirittura lasciando. Avevamo speso cifre assurde, oltre a non avere portato a casa nessun fiocco rosa o azzurro.

Il mio fisico, tra le altre cose, era irriconoscibile. Gonfio, goffo. Con dei brufoli strani lungo tutto il corpo. Non mi piacevo né dentro né fuori. Non sapevo più cosa volevo dalla vita. Psicologicamente ero distrutta. Poi ho trovato un contatto su internet, la luce. Si riferiva a un team di persone specializzate sul concepimento naturale. Ho letto le loro recensioni, ho sentito donne che avevano avuto un approccio con loro. Infine ho chiamato. Mi hanno spiegato che il sistema immunitario può essere responsabile di una mancata gravidanza e mi hanno convinto che sono sana. Che non sono ammalata. Già questo mi ha ridato la speranza e il sorriso. Non poco, dopo anni di dolore fisico e mentale. Dopo anni di desolazione sono psicologicamente sollevata.

Ho parlato con i loro esperti, mi sono piaciuti, ci siamo capiti, li ho seguiti. Mi sono affidata alla loro competenza. Ho sperimentato il loro test, che ha confermato la “diagnosi” indicatami all’inizio del nostro approccio (il mio sistema immunitario era davvero compromesso). Ho quindi intrapreso un cammino per sistemare il mio sistema immunitario e iniziato a un percorso di sei mesi che, spero, mi porterà a realizzare il mio sogno: diventare mamma. Io ci spero, Andrea ci spera. Noi ci speriamo. Ma siamo già felici di avere un nuovo futuro.

Grazie I-VITAE. Grazie di averci dato questa nuova opportunità per essere una famiglia.

P.S. ho voluto condividere la mia esperienza per aiutare chi, come me, sta cercando di avere un bambino ma non ci riesce"

Gemma

 

Federica Cappelletti
Giornalista Medico Scientifica
Editor in Chief

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