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Tumore e concepimento

Tumore e concepimento

Ogni giorno si diagnosticano più di 1.000 nuovi casi di cancro in Italia. I dati, relativi al 2018, arrivano dalla collaborazione tra AIOM (Associazione italiana di oncologia medica), AIRTUM (Associazione italiana registri tumori), Fondazione AIOM e PASSI (Progressi nelle aziende sanitarie per la salute in Italia). Si stima, intanto, che nel nostro Paese ci siano nel corso dell’anno circa 373.300 nuove diagnosi di tumore, di cui il 52 per cento fra gli uomini e il 48 per cento fra le donne.

I-Vitae

La buona notizia è che negli ultimi anni sono migliorate le percentuali di guarigione da tumore: il 63 per cento delle donne e il 54 per cento degli uomini è infatti vivo a cinque anni dalla diagnosi. Merito, soprattutto, di una adesione più corposa da parte delle persone (uomini e donne) alle campagne di screening, che consentono di individuare la malattia in uno stadio iniziale e della maggiore efficacia e offerta delle terapie. Resta la consapevolezza che molti tumori potrebbero essere diagnosticati in tempo, o addirittura prevenuti, se tutti adottassero stili di vita più salutari (alimentazione, attività fisica) e aderissero ai protocolli di screening e diagnosi precoce.

L’incidenza dei tumori in Italia

  • Si stima che in Italia, escludendo i carcinomi della cute che hanno un registro a parte, i tumori più frequenti sono quelli della mammella (14,1 per cento) e del colon retto (13,7 per cento), seguiti da quelli del polmone (11,1 per cento) e della prostata (9,5 per cento solo nel sesso maschile). 
  • I cinque tumori più frequentemente diagnosticati fra tra le donne, sono il tumore della mammella (29,3 per cento), il tumore del colon-retto (12,6 per cento), il tumore del polmone (11,1 per cento), il tumore della tiroide (5,8 per cento) e quello del corpo dell’utero (4,7 per cento).

Malattia e concepimento

Anche se la medicina sta facendo passi da gigante, alcuni trattamenti previsti dai protocolli sanitari nazionali per il tumore al seno possono danneggiare il feto e avere un impatto poco piacevole e felice sulla gravidanza. Tuttavia, e per fortuna, i loro effetti si esauriscono nel giro di pochi mesi. Nonostante ciò, sarebbe importante aspettare almeno due o tre anni prima di prendere in considerazione una gravidanza. È questa, infatti, la finestra temporale in cui si presentano più frequentemente le ricadute della malattia (recidive).

Inoltre, anche se in caso di concepimento dopo il tumore al seno sarebbe indicato essere seguite da strutture dotate di personale esperto, queste gravidanze in genere hanno un decorso del tutto sovrapponibile a quelle portate avanti da donne senza esperienze di tumore. E, supportati da studi e la clinica, si può dire che non sono previsti pericoli aggiuntivi per il feto. Unica differenza, un rischio di aborti spontanei leggermente superiore.

Per molto tempo si è addirittura pensato che la gravidanza fosse controindicata nelle donne con un passato di tumore al seno, positivo ai recettori degli estrogeni: si riteneva, infatti, che l’innalzamento dei livelli di questi ormoni durante la gravidanza potesse aumentare il rischio di un ritorno della malattia. Molti studi hanno invece dimostrato che questo timore è infondato, cancellando molte ombre su questo argomento.

Oggi si sa che le donne che hanno avuto un tumore al seno positivo ai recettori ormonali e sono in gravidanza, hanno un rischio di recidiva identico a quelle che non hanno avuto un tumore. Ma, purtroppo, ancora il 30% dei ginecologi, oncologi e medici di famiglia, consiglia l’aborto terapeutico se una giovane donna aspetta un bimbo dopo un tumore al seno, per la paura che la gravidanza possa causare una ripresa di malattia, dato l’altissimo livello di estrogeni tipico della gestazione (fino a 40.000 picogrammi/mL nell’ultimo mese, contro i 150-500 pg/mL tipici della donna in età fertile, a seconda della fase del ciclo considerata, e i 25-50 pg/mL usati nella terapia ormonale sostituiva dopo la menopausa).

Studi e speranze

Recenti studi ed evidenze cliniche lo confermano: la gravidanza non è più controindicata dopo un tumore al seno. La notizia era già stata confermata durante la conferenza di consenso europea sul “Cancro al seno nelle donne giovani”, tenutosi a Dublino dall’8 al 12 novembre 2012, sotto l’egida della European School of Oncology, creata da Umberto Veronesi nel 1982. Uno studio ponderoso multicentrico, coordinato dal dottor H.A.Azim dell’Università di Bruxelles, è stato condotto su 1207 donne di età inferiore ai 40 anni, affette da cancro al seno. Di queste, 333 hanno avuto una gravidanza dopo diagnosi e terapie, le altre hanno costituito il gruppo di controllo.

Con cinque anni di monitoraggio dopo la gravidanza, un tempo eccellente in oncologia, lo studio ha dimostrato che:

  1. La gravidanza non ha alcun effetto negativo sul futuro della donna che ha già affrontato la sfida, pesantissima, di un tumore così minaccioso per la sua femminilità e per la sua vita; 
  2. Questa “neutralità” si ripropone nelle donne che hanno avuto un tumore con recettori positivi agli estrogeni, per le quali il timore di una possibile ripresa di malattia era maggiore rispetto alle donne con recettori negativi agli estrogeni;
  3. Non ha pertanto più senso raccomandare un aborto terapeutico, in caso di gravidanza dopo un tumore al seno;
  4. Anche dopo terapie importanti e pesanti, il rischio di malformazioni resta sovrapponibile a quello della popolazione generale, purché il concepimento avvenga dopo la conclusione delle cure (nei tempi legati allo smaltimento, da parte del fisico, dei medicinali utilizzati per la cura);
  5. E’ assolutamente possibile allattare al seno non colpito da tumore. Non ci sono controindicazioni nel farlo;

I tempi per la gravidanza

Quando è possibile progettare una gravidanza? Due anni almeno dopo l’intervento, perché il rischio spontaneo di recidive è più alto durante questo intervallo di tempo. Se sono in corso terapie specifiche, occorrerà sospenderle e riprenderle dopo gravidanza e allattamento.

Tumore durante la gestazione

L’insorgenza di un carcinoma della mammella durante i mesi della gravidanza è un evento poco comune (1-3% di tutti i tumori mammari), ma non trascurabile, considerando che vengono mediamente diagnosticati da 1 a 7 carcinomi ogni 10.000 gravide.

Diagnosi spesso ritardata

Durante la gravidanza si verificano spesso alcune condizioni che ritardano la diagnosi e favoriscono le diffusione della malattia. Da un lato, il ginecologo è più concentrato nel valutare lo stato di salute generale della donna e del feto, piuttosto che a ricercare l’insorgenza di una patologia mammaria, la cui diagnosi è resa difficile anche dall'aumento di volume e di consistenza delle mammelle. Dall’altro lato, la mammografia - sebbene non sia controindicata, poiché la quantità di radiazioni a cui viene esposto il feto è trascurabile - risulta di difficile interpretazione, proprio per l’aumento della densità della ghiandola mammaria. L’ecografia può fornire informazioni più precise sulla struttura del nodulo, ma è obbligatorio, in questi casi, fare subito anche un agoaspirato ed eventualmente una biopsia chirurgica, per una diagnosi precisa.

Prognosi e scelte

Le pazienti che sviluppano un tumore al seno in gravidanza non hanno una prognosi peggiore rispetto a quelle non gravide di pari età e allo stesso stadio di malattia. Allo stesso modo, l’interruzione della gravidanza non ha un’influenza favorevole sulla sopravvivenza della malata; essa viene considerata solo nel caso in cui la prosecuzione della gravidanza comporti un ritardo significativo nella somministrazione della chemioterapia e della radioterapia, quando esse siano indicate, come ad esempio nel primo trimestre di gestazione.

Conclusione

Il tumore al seno nella donna giovane resta un problema molto serio per la popolazione femminile e per le coppie che desiderano un figlio, perché spesso la diagnosi è tardiva e si finisce per rimandare la scelta di una gravidanza. Occorre, quindi, fare attenzione alla conformazione del seno, ai noduli mammari (anche a quelli benigni), ai dolori del seno. A qualsiasi età, la diagnosi precoce è la migliore garanzia di cure efficaci e guarigione, compresa la speranza di avere una vita normale e un bambino. Se il tumore si sviluppa nel corso della gravidanza sarà di più difficile diagnosi per il rigonfiamento naturale del seno e questo potrebbe favorire lo sviluppo della malattia. Ma l’ecografia e i controlli non sono controindicati nemmeno in questa delicata fase della donna, pertanto, in presenza di noduli sospetti, è sempre bene farsi controllare. Sottoporsi ad esami specifici è d’obbligo per se stesse e per il proprio bambino.

 

Federica Cappelletti
Giornalista Medico Scientifica
Editor in Chief

 

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