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Toxoplasmosi e gestazione

Toxoplasmosi e gestazione

La toxoplasmosi è una malattia infettiva molto diffusa, tendenzialmente asintomatica nell’uomo, ma che, se contratta durante la gestazione e trasmessa al feto, può causare aborto o malformazioni anche molto serie. Se la si prende una volta, piuttosto, si conquista l’immunità permanente. Con vantaggi, appunto, durante la gravidanza. Anche, per la possibilità di mangiare cibi che, in caso contrario, vanno assolutamente banditi durante i mesi della gestazione.

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Basta un semplice prelievo sanguigno per capire se la futura mamma ha già sviluppato gli anticorpi, per cui non rischia di contrarre la toxoplasmosi in gravidanza. In caso contrario, occorre ripetere regolarmente le analisi, per escludere che ci sia stato un contagio.

Durante l’attesa può causare seri problemi al bambino

La toxoplasmosi in gravidanza è una tra le malattie più temute, per la minaccia che rappresenta per il feto e perché non esiste un vaccino in grado di contrastarla. Non tutti sanno, però, che la toxoplasmosi è in realtà un’infezione molto comune e anche chi non sa di averla già avuta può scoprirlo durante normali controlli di routine. Più della metà della popolazione italiana, infatti, contrae e sviluppa la toxoplasmosi senza accorgersene, poiché si tratta di una malattia che nella maggior parte dei casi non si manifesta senza alcun sintomo. Ma, purtroppo, pur essendo un’infezione normalmente innocua, tanto da da non dare segni della sua presenza nel corpo, può diventare una seria minaccia per il feto se presa durante i nove mesi dell’attesa. E’, insomma, un nemico silente e traditore nelle donne in stato di attesa.

Sintomi della toxoplasmosi: silenti e “traditori”

La toxoplasmosi è causata dal Toxoplasma gondii, un virus che non dà segnali evidenti della sua presenza. Per questo, è molto difficile accorgersi di avere i sintomi della toxoplasmosi. La persona che contrae la malattia, infatti, solitamente non si rende conto di quello che le sta accadendo o al massimo avverte qualche linea di febbre, un po’ di stanchezza e l’ingrossamento dei linfonodi che si trovano alla base del cranio. Tutti sintomi della toxoplasmosi, che possono essere confusi come spie di altre infezioni e che poi regrediscono spontaneamente. Senza lasciare segni evidenti, se non in caso di gestazione. L’infestazione del parassita ha un periodo di incubazione che va dai 5 ai 20 giorni. Nei casi in cui si manifesta in maniera più evidente, dopo un tempo che va da 1 a 4 settimane dall’esposizione al parassita, la sintomatologia è comunque simile a una leggera influenza:

  • Linfoadenopatia: ingrossamento dei linfonodi, localizzato normalmente nella regione cervicale (collo e ascelle);
  • Febbre: con temperature non elevate ma intermittenti;
  • Dolori muscolari;
  • Dolori alle articolazioni;
  • Affaticamento e mancanza di forze;
  • Cefalea;
  • Dolori addominali;
  • Ingrossamento del Fegato;
  • Ingrossamento della milza.

Nei soggetti immunodepressi (con sistema immunitario compromesso o deficitario), le conseguenze sono più serie e posso portare a: encefalite, confusione mentale, mancanza di coordinazione e sensibilità, crisi epilettiche, convulsioni, incapacità di coordinare il linguaggio, polmonite, miocarditi o scompensi cardiaci, problemi alla vista e agli occhi.

Infezione molto diffusa: come prevenirla

La toxoplasmosi è un’infezione molto diffusa: colpisce il 70-80% della popolazione italiana, perché il meccanismo di diffusione è estremamente semplice. Il parassita che la provoca si stabilisce nell’intestino degli animali che contagia, prevalentemente i gatti, ma anche uccelli, rettili, molluschi e mammiferi in generale, producendo uova che poi vengono disperse nell’ambiente attraverso le feci di chi ne è portatore (animali, persone). In questo modo, si contaminano anche i terreni dei campi su cui crescono ortaggi o pascolano altri animali, che si infetteranno a loro volta e, una volta immessi sul mercato, rischiano di contagiare chi li consuma. Lo stesso accade per coloro che si dedicano alla pulizia dell’animale e soprattutto della sua lettiera. La prevenzione prevede che si eviti ogni possibile contatto con le cisti del protozoo Toxoplasma gondii. Per fare questo, è opportuno seguire delle regole precise (vedi sotto).

I pericoli della toxoplasmosi in gravidanza

Innocua per gli adulti, la toxoplasmosi in gravidanza presenta il suo lato più aggressivo se a contrarla è una donna che aspetta un bambino. Il virus, infatti, è in grado di attraversare la placenta e infettare anche il piccolo con gravi conseguenze, fino a danni neurologici e cecità. Se contratto in gravidanza, il toxoplasma può infatti provocare malformazioni al feto che riguardano il sistema nervoso centrale, l’occhio, (infiammazione alla retina e alla coroide e cataratta), l’orecchio (sordità), il fegato e la milza (epatosplenomegalia) e il sangue (anemia).

Conseguenze della toxoplasmosi congenita

Quando si parla di gravidanza, i sintomi della toxoplasmosi congenita variano a seconda di quando la madre si infetta, perché solitamente i sintomi sono più gravi se la madre si infetta all’inizio della gravidanza entro la 27° settimana di gestazione e possono causare i seguenti problemi nel feto: 

  • idrocefalo o acqua nel cervello; 
  • danni cerebrali;
  • epilessia;
  • itterizia, ossia ossia una colorazione gialla sia della pelle, che della parte bianca degli occhi;
  • sordità; 
  • infezioni agli occhi e cecità; 
  • un ingrossamento del fegato o della milza;
  • problemi di crescita; 
  • paralisi cerebrale che colpisce la capacità di coordinazione nei movimenti del bambino.

Se la madre si infetta durante il terzo trimestre di gravidanza, cioè dalla 27° settimana di gestazione in poi, e l’infezione passa al bambino, appena nato non riporterà alcun sintomo di contaminazione da toxoplasmosi, perché le complicazioni possono svilupparsi mesi o anni dopo la nascita.

Il toxo-test per la toxoplasmosi in gravidanza

Uno dei primi esami al quale la donna deve sottoporsi a inizio gravidanza è il toxo-test, per verificare se si è a rischio toxoplasmosi in gravidanza. Si tratta di un semplice esame del sangue con cui si vanno a ricercare gli anticorpi anti-toxoplasma, ovvero le immunoglobuline di tipo M e di tipo G, da cui prendono il nome le sigle identificative IgM e IgG. L’IgM è tipico della fase acuta della toxoplasmosi: lo si trova nel sangue di chi ha appena contratto il virus, mentre l’IgG rappresenta la ‘memoria’ dell’infezione ed è presente nell’organismo di chi ha avuto la malattia ed è guarito.

Una volta eseguito l’esame, la donna potrà avere uno di questi tre esiti:

  • IgG e IgM negativi: la malattia non è in corso e la donna non l’ha avuta in passato. In questo caso, dovrà adottare regole comportamentali e alimentari precise che la proteggano dal virus per tutta la durata della gravidanza.
  • IgG positive e IgM negative: significa che la malattia è stata contratta e superata e la donna è già immunizzata. In questo caso, l’anticorpo IgG non scomparirà mai dall’organismo della donna, proteggendola dall’infezione. La gravidanza potrà quindi essere vissuta con maggiore serenità, mangiando anche gli alimenti, compresa carne cruda e insaccati, normalmente vietati alla futura mamma che non è immune alla malattia.
  • IgG negativo e IgM positive: indica che la malattia è in corso. In questo caso, bisogna assolutamente approfondire la situazione attraverso due test che permettono di datare l’inizio dell’infezione. Più è recente il contagio, più è alto il rischio di complicazioni per il feto. Se al contrario, la malattia risale a 6/8 mesi prima, non c’è da preoccuparsi e la gravidanza può essere vissuta con maggiore serenità.

Datare l’infezione di toxoplasmosi, ecco quali esami fare

Gli esami di laboratorio che permettono di datare l’infezione sono due:

  • L’Avidity test, che valuta con quanta affinità le avidine (ovvero, gli anticorpi) della mamma si legano all’antigene toxoplasmico. Tanto più rapidamente le prime si attaccano al secondo, quanto più l’infezione sarà recente. 
  • Il Test IgA, che analizza le immoglobuline di tipo A che, prodotte in maniera più precoce rispetto alle IgM, aiutano a capire meglio la data dell’infezione.

Come scoprire se il feto è stato infestato

In gravidanza, sono 3 gli esami di accertamento necessari per valutare se, attraverso la placenta, la toxoplasmosi si è trasferita anche al feto: 

  • Amniocentesi, ossia un test del liquido amniotico; 
  • Cordocentesi, ossia prove sul sangue del cordone ombelicale; 
  • Ecografia fetale, che può essere in grado di rilevare anomalie fetali causate dall’infezione.

Cosa fare in caso di infestazione in gravidanza

Una volta scoperto che c’è un’infezione acuta in atto, occorre stabilire se il piccolo in grembo si è realmente infettato e, in tal caso, quali complicazioni abbia riportato. Il medico di riferimento farà sottoporre la donna a un’amniocentesi solo dopo la 18ª settimana gestazionale e, se il test è positivo, a una serie di ecografie morfologiche più ravvicinate rispetto a una normale gravidanza, per riscontrare e valutare eventuali malformazioni e la gravità del danno al feto. In caso di negatività, gli esami vanno comunque ripetuti ogni 40 giorni.

Eventuali cure per ridurre danni al nascituro

Le cure per ridurre il più possibile gli eventuali danni al bambino in grembo, consistono in una terapia antibiotica a base di spiramicina o pirimetamina e sulfamidici, che la mamma dovrà assumere per tutta la gravidanza.

Le 4 regole della prevenzione della toxoplasmosi

Se la futura mamma non è immune alla toxoplasmosi, è fondamentale che segua per tutta la gravidanza queste quattro regole igieniche e comportamentali. Dei veri e propri “divieti”: 

  • non consumare carni crude o poco cotte e gli insaccati (gli unici concessi sono il prosciutto cotto, la mortadella tipo Bologna, il prosciutto crudo e la bresaola, questi ultimi due solo se molto stagionati e certificati da un consorzio); 
  • se c’è un gatto in casa, maneggiare sempre con i guanti la sua lettiera, perché le feci dell’animale, se infetto, sono uno dei principali veicoli di trasmissione della malattia. Quando è possibile, è comunque meglio delegare questa operazione al proprio compagno. Per evitare che il gatto contragga l’infezione, non dargli da mangiare carne cruda ma nutrilo esclusivamente con croccantini e scatolette. Inoltre, evita che il gatto vagabondi in spazi aperti o poco controllati;
  • lavare sempre e con molta cura gli ortaggi crudi. L’ideale è lasciarli qualche minuto in ammollo in acqua e bicarbonato di sodio che, grazie alle sue proprietà antibatteriche, rimuove da frutta e verdura eventuali residui di terra e sostanze dannose; 
  • indossare sempre i guanti quando si fa giardinaggio, anche sul terrazzo di casa, poiché il terreno potrebbe essere contaminato.
Anche gli utensili da cucina che sono venuti a contatto con il virus, possono essere infestati. Durante la gravidanza, sarebbe opportuno sterilizzare ogni oggetto utilizzato per uso quotidiano.

CONCLUSIONI

In una donna sana che non aspetta un figlio, la toxoplasmosi non dà particolari sintomi e quindi anche una donna incinta, può benissimo averla contratta ma non essersene accorta. Nell' 80% dei casi, la toxoplasmosi non causa sintomi e una persona infetta non è quasi mai consapevole di essere stata infettata. Allo stesso modo della madre, anche i neonati infettati alla nascita, non presentano sintomi di infezione da toxoplasmosi, ma può essere la causa sia un parto prematuro, sia di una crescita intrauterina lenta, ma anche lo sviluppo di gravi problemi di salute nel feto, come la cecità e danni cerebrali. Fondamentale, è conoscere l’epoca del contagio. Il livello dei danni dipende soprattutto dall’epoca della gestazione: nel primo trimestre c’è un alto rischio di aborto spontaneo, mentre nel secondo trimestre è molto più probabile che il feto riporti disturbi cerebrali. Nell’ultima fase della gestazione, invece, le conseguenze non sono così gravi perché il bambino è più maturo e formato. Prevenire è sicuramente meglio che curare. Per fare questo, il consiglio degli esperti alle donne è di lavarsi sempre le mani prima della preparazione e la manipolazione degli alimenti; congelare la carne per diversi giorni prima della cottura, per ridurre notevolmente la probabilità di infezione; assicurarsi che la carne sia ben cotta prima di mangiarla; non mangiare salumi durante la gravidanza, come il prosciutto e salame; evitare il latte non pastorizzato e i formaggi a base di crema di latte non pastorizzato; lavare sempre frutta e verdura; indossare sempre i guanti quando fai giardinaggio o devi maneggiare la terra; se si ha un gatto, usare sempre i guanti per svuotare la lettiera e lavarsi immediatamente le mani ogni volta, o, meglio, farlo fare a qualcun altro. Con un po’ di attenzione in più, la gravidanza non sarà a rischio.

 

Federica Cappelletti
Giornalista Medico Scientifica
Editor in Chief

 

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