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Sclerosi multipla e gravidanza: cosa c'è da sapere

Sclerosi multipla e gravidanza: cosa c'è da sapere

La sclerosi multipla è una malattia neurodegenerativa demielinizzante, che provoca lesioni a carico del sistema nervoso centrale. Numerose evidenze cliniche e sperimentali indicano che alla base della malattia c’è una reazione del sistema immunitario che scatena un attacco contro la mielina: una sostanza della guaina midollare delle fibre nervose, che ha funzione protettiva e isolante rispetto alla conduzione dello stimolo nervoso.

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Dalle credenze agli studi di settore

Per decenni la sclerosi multipla è stata considerata una malattia della sostanza bianca del sistema nervoso centrale, ma, recentemente, numerosi studi di settore hanno dimostrato anche un coinvolgimento della sostanza grigia.

Perché ci si ammala e cosa colpisce

Nella sclerosi multipla si verificano un danno e una perdita di mielina in più aree (da cui il nome “multipla”) del sistema nervoso centrale. Tale attacco, consiste in un processo infiammatorio che colpisce aree circoscritte del sistema nervoso centrale e provoca la distruzione della mielina e delle cellule specializzate, gli oligodendrociti, che la producono. Queste aree di perdita di mielina (o “demielinizzazione”) dette anche “placche” (da cui sclerosi a placche), possono essere disseminate ovunque negli emisferi cerebrali, con predilezione per i nervi ottici, il cervelletto e il midollo spinale.

Alla base della malattia c’è quindi un processo di demielinizzazione che determina danni o perdita della mielina e la formazione di lesioni (placche) che possono evolvere da una fase infiammatoria iniziale a una fase cronica, in cui assumono caratteristiche simili a cicatrici, da cui deriva il termine “sclerosi”.

I numeri impressionanti della malattia

Nel mondo circa 3 milioni di persone sono affette da sclerosi multipla, di queste ben 600.000 in Europa e 114.000 in Italia. La distribuzione della malattia non è però uniforme, è infatti più diffusa nelle zone lontane dall’Equatore a clima temperato, in particolare nel Nord Europa, negli Stati Uniti, in Nuova Zelanda e in Australia del Sud. La prevalenza della malattia, al contrario, sembra avere una progressiva riduzione con l’avvicinarsi all’Equatore.

Le fasce di età più a rischio e la paura di avere dei figli

La sclerosi multipla può presentarsi a qualsiasi età, ma è diagnosticata per lo più tra i 20 e i 40 anni, soprattutto nelle donne, che risultano colpite in una percentuale doppia rispetto agli uomini. Per frequenza è la seconda malattia neurologica nel giovane adulto e la prima di tipo infiammatorio cronico.

Essendo una patologia più frequente nel sesso femminile, e spesso diagnosticata in giovane età, è naturale che molte donne si interroghino sulla scelta di avere o meno dei figli. Solitamente, al momento della diagnosi, le domande riguardano proprio gli eventuali effetti della malattia sul diventare madre.

Cause all’origine della malattia

Le cause che scatenano la malattia sono ancora in parte sconosciute, tuttavia le evidenze scientifiche ne indicano l’origine in una combinazione di fattori ambientali e fattori genetici, tanto da farla rientrare nella categoria delle malattie multifattoriali (patologie complesse, la cui natura è legata a questa doppia componente).

Sclerosi multipla e fertilità

La sclerosi multipla non compromette la fertilità. È però importante essere informati sugli effetti che le terapie legate alla malattia possono causare.

La gravidanza non modifica l’andamento a lungo termine della malattia. Inoltre, durante la gravidanza le donne hanno solitamente meno ricadute, in particolare nel corso del secondo e del terzo trimestre. Nel caso in cui si verifichino, piuttosto, per le ricadute lievi potrebbe non essere necessario alcun trattamento, mentre per quelle più gravi potrebbe essere necessario un trattamento con farmaci steroidei.

I farmaci che modificano l’andamento della malattia (immunomodulanti e immunosoppressori), oggi disponibili in commercio e indicati dalle linee guida sanitarie, non sono approvati in gravidanza: è fondamentale, quindi, che le donne che stanno prendendo in considerazione una gravidanza si confrontino con il proprio neurologo (e ginecologo) per valutare l’eventuale sospensione della terapia prima di programmare il concepimento. (Una donna con sclerosi multipla dovrebbe esaminare insieme a proprio neurologo e ginecologo anche eventuali altri farmaci, compresi i sintomatici, al fine di individuare quelli sicuri in gravidanza e durante l’allattamento).

Rischi per i figli

La sclerosi multipla di per sé non causa rischi al bambino: la donna non è infatti soggetta a un maggior rischio di aborto spontaneo o di decesso del feto, e la malattia non provoca nemmeno un aumento della mortalità neonatale o complicanze fetali. Il rischio che un bambino con un genitore con SM possa sviluppare la malattia nel corso della vita è invece leggermente maggiore rispetto a chi non ha nessun genitore con la malattia, ma si tratta di un rischio che non supera il 5%.

Per innescare la reazione del sistema immunitario alla base della malattia, devono essere coinvolti anche altri fattori che sono tuttora oggetto di studio.

Gestione del parto e del post-parto

In donne con sclerosi multipla, le decisioni sul parto vengono valutate sulla base di considerazioni di tipo ostetrico-ginecologico. Tutte le forme di anestesia sono comunque considerate sicure per le donne in fase di travaglio. Anche l'allattamento non determina un aumento del rischio di ricadute, né della disabilità. Tuttavia, poiché i farmaci possono essere presenti nel latte materno e avere effetti nocivi sul neonato, è opportuno valutare quando ripristinare la terapia per la sclerosi multipla. Sintomi tipici della SM come la difficoltà nel camminare, i problemi di equilibrio, vescicali e intestinali e la fatica durante la gravidanza possono peggiorare.

Rischio di ricadute

Esiste un rischio reale di ricaduta nei primi tre - sei mesi dopo il parto (da 2 a 4 donne su 10 hanno una ricaduta nei tre mesi dopo il parto). Si ipotizza che possa dipendere dalle fluttuazioni ormonali tipiche della gravidanza e del puerperio capaci di influenzare anche le reazioni del sistema immunitario. Negli studi con lungo periodo di follow-up nelle donne con sclerosi multipla che hanno avuto figli non è stato dimostrato un aumento della disabilità collegato a una gravidanza.

Il periodo dopo il parto è molto impegnativo per tutte le mamme. All’aumentato rischio di ricadute, si aggiunge la fatica conseguente all’allattamento e ai risvegli notturni (che può aggiungersi alla fatica della sclerosi multipla). È importante prepararsi per tempo ad affrontare questa fase per essere tranquilli che la futura mamma possa dedicarsi alle cure del neonato e anche ritagliarsi dei momenti di riposo per recuperare le energie.

Maternità consapevole

La sclerosi multipla può generare dubbi sull'essere una buona mamma, creando dei veri e propri sensi di colpa. È importante, in questi casi, poter contare sul sostegno pratico ed emotivo delle persone più vicine e magari di un esperto (psicologo, psicoterapeuta). A volte può essere di grande aiuto confrontarsi con altre mamme che vivono o hanno affrontato la maternità con la SM. La SM non è di per sé un ostacolo alla creazione di una famiglia, ma avere informazioni adeguate e supporto è fondamentale.

Se ad essere malato e assumere farmaci è il futuro padre…

Anche se la maggior parte degli studi condotti fino ad oggi sul rapporto tra gravidanza e assunzione di farmaci in persone con sclerosi multipla si è concentrato sulle donne, una ricerca made in Italy (pubblicata sulla rivista BMC Neurology e datata 2014) ha valutato l’impatto dei farmaci usati per contrastare la malattia sulla gravidanza, quando è il maschio della coppia ad assumerli.

Lo studio ha esaminato nel dettaglio 78 gravidanze provenienti da un database italiano (alla cui raccolta dati contribuiscono 21 centri italiani), in cui i padri erano uomini con SM. Le 78 gravidanze sono state suddivise in due gruppi, un “gruppo esposto” e un ”gruppo non esposto”. Il primo gruppo era costituito da 45 gravidanze in cui il padre era un uomo con SM, che assumeva un trattamento disease modifying (in particolare 39 assumevano interferone beta e 6 e glatiramer acetato) al momento del concepimento o che aveva smesso di assumere tale terapia entro 70 giorni dal momento del concepimento. Il secondo gruppo, invece, era formato da 33 gravidanze i cui padri erano uomini con SM che non stavano assumendo alcun farmaco al momento del concepimento, o avevano smesso di prendere un trattamento disease modifying almeno 70 giorni prima del concepimento o infine non era mai stato trattati con un trattamento disease modifying. L’analisi dei dati derivanti dai due gruppi non ha evidenziato nessuna associazione tra l’uso di questi trattamenti disease modifying da parte del padre al momento del concepimento e il rischio di aborto spontaneo, o complicazioni o difetti alla nascita del bambino.

Una volta confrontate le gravidanze del gruppo esposto con quello non esposto, non sono state riscontrate differenze nel rischio di aborto spontaneo, malformazioni, durata della gravidanza, numero di parti cesarei, peso alla nascita e lunghezza alla nascita. A tale proposito, però, gli autori hanno precisato che questo dato potrebbe non essere rappresentativo, poiché il campione studiato è numericamente piccolo. E che, certamente, questo aspetto va ulteriormente approfondito.

In conclusione, lo studio dimostra che non vi è alcuna associazione tra un padre che assume interferoni beta o glatiramer acetato al momento del concepimento e problemi con la gravidanza, malformazioni o difetti di nascita. Questo studio ha preso però in esame solo gli interferoni beta e il glatiramer.

Gli autori concludono che sono necessari ulteriori studi che esaminano l'uso dei trattamenti disease modifying nei padri prima e durante il concepimento, allo scopo di stilare delle linee guida ufficiali per aiutare i medici specialisti , quando si trovano nella situazione di consigliare uomini con SM che stanno pensando di diventare padre.

 

Federica Cappelletti
Giornalista Medico Scientifica
Editor in Chief

 

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