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Pubblichiamo la lettera di Camilla, una donna che non ha ancora coronato il suo sogno di diventare madre, e ha deciso di provare con I-VITAE.

Pubblichiamo la lettera di Camilla, una donna che non ha ancora coronato il suo sogno di diventare madre, e ha deciso di provare con I-VITAE.

Pubblichiamo la lettere di Camilla, una ragazza che ha vissuto un travaglio terribile per avere un figlio ma ancora, dopo anni di tentativi, fecondazione assistita e un aborto, non ha ancora coronato il suo sogno di diventare madre. E ha deciso di provare con I-VITAE. Grazie Camilla per la tua preziosa testimonianza. ne faremo tesoro.

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Buongiorno e Buone Feste. Mi chiamo Camilla e da qualche giorno ho in mente di scrivere questa lettera ma, complice il Natale, mi sono talmente rilassata che solo oggi riesco a buttare giù qualche riga. Ecco, ci sono. Voglio farlo per raccontare la mia storia, travagliata, alla ricerca di un figlio. Voglio farlo, affinché nessuno, e sottolinea nessuno, debba patire le pene che per anni ho subito per poter diventare mamma. Una chimera, accora oggi. Ma, finalmente, ho le idee più chiare e soprattutto la strada giusta. Almeno, spero.

La mia storia comincia da lontano, più di dieci anni fa, quando avevo appena compiuto 25 anni. E avevo tanto ma tanto desiderio di stringere fra le braccia un mio bambino. Un cucciolo che avesse il mio nasino a punta o quello a patata di suo padre, il mio compagno Federico, che non mi ha fatto mai mancare il suo sostegno e il suo amore. Così, allora fidanzati alle prime armi, abbiamo iniziato a cercare nostro figlio. Passavano i mesi, si avvicendavano le stagioni, ma il nostro fagiolino tardava ad arrivare. Vabbé, ci siamo detti più volte guardandoci fissi negli occhi, quando meno ce lo aspettiamo arriverà.

Di anni ne sono passati altri, infiniti, pieni di ansia e disperazione. Pieni di trattamenti, analisi, cure per capire il perché non riuscivo a rimenare incinta. Tutto in me sembrava perfetto, tutto il Fede pareva a posto. Eppure il nostro bambino non arrivava ancora. E il nostro calvario continuava, spediti da uno specialista all’altro, divisi tra l’affetto dei nostri cari e la rabbia che cresceva nella nostra coppia. Abbiamo vissuto momenti di crisi profonda, di smarrimento. Io sono addirittura tornata ad abitare a casa dei miei genitori, mentre Federico è rimasto nella nostra casa ad aspettare che io tornassi.

Così un giorno mi ha chiamata, sicuro più che mai che la scelta giusta fosse la Fecondazione Assistita. Mi sono lasciata convincere, abbiamo impiegato una settimana intera per cercare il centro giusto al quale affidarci e infine - con l’aiuto economico delle rispettive famiglie - ci siamo presentati al centro sterilità di cui avevamo le migliori informazioni. “Questa volta è quella giusta!”, ci siamo detti davanti a un caffè corretto con panna montata. “Questa volta saremo genitori”. Intanto io avevo 34 anni e lui 39.

La prima inseminazione è stata pesante, dopo bombardamenti ormonali che mi hanno letteralmente devastata nel corpo e nella mente. Ma l’idea di avere finalmente un bambino mi dava la forza necessaria per buttarmi alle spalle ogni piccola sofferenza. Ogni delirio, qualsiasi segnale di depressione. Ma nulla di fatto, la gravidanza non è andata a buon fine. Così la seconda e la terza volta. Un tormentone senza fine. Alienante, deleterio. E giù con analisi, provette, addirittura uno psicologo per farmi il lavaggio del cervello. Per convincermi che in me tutto andava bene ma che avrei dovuto rilassarmi per arrivare all’obiettivo: un figlio. Mio figlio. Il mio bambino.

Ce l’ho messa tutta, sono andata a farmi le terme, in palestra, a fare l’aperitivo con le amiche. Ma anche in montagna, al mare d’inverno e d’estate. Tutto e di più. E alla fine sono rimasta incinta ma a nemmeno due mesi di gestazione ho avuto un aborto spontaneo. “Tutta colpa mia”, mi sono detta. E i sensi di colpa mi attanagliavano di giorno e di notte. Allora Federico mi ha convinto a rifare la stessa procedura, lo stesso percorso: mare, relax, uscire con le amiche. Ma niente, da quella volta non sono più rimasta incinta. E ho perso la speranza, il sonno, tanti soldi e il desiderio di diventare madre.

Poi, per caso, navigando su internet mi sono imbattuta sul blog di I-VITAE e ho letto un po’ delle lettere scritte e inviate da ragazze che come me hanno vissuto anni nella delusione e nello sconforto. Ma che alla fine, come me, hanno visto la luce - dopo tanto dolore e abbattimento - nella possibilità di trovare la causa della nostra “fertilità mancata” in un SISTEMA IMMUNITARIO malfunzionante. Ecco, questo è il mio futuro. So che alcune donne ha trovato qui la loro soluzione, spero di essere una di quelle. Un abbraccio. Camilla.

 

Federica Cappelletti
Giornalista Medico Scientifica
Editor in Chief

 

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