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Prendersi cura della fertilità femminile

Prendersi cura della fertilità

In Italia, e nel mondo, sono sempre di più le coppie che si trovano ad affrontare il problema dell’infertilità o fertilità “malata”. Molte di queste, dopo mesi di tentativi di concepimento andati a vuoto, si rivolgono alla medicina, che negli anni ha confezionato tecniche ad hoc come la fecondazione assistita, toppo spesso sottovalutando o non valutando appieno i reali problemi che si nascondono dietro una gravidanza mancata. E si ricorre alla chimica, con tutti i ritrovati e con le conseguenze fisiche e mentali che inevitabilmente si porta in dote, come se fosse l’unica soluzione possibile per diventare genitori. Anche quando così non è. Anche quando basterebbe qualche controllo in più, e attenzioni maggiori, per arrivare a una gravidanza naturale.

Lasciando la chimica come ultima soluzione, dopo aver percorso le strade del benessere interiore, della salute, della serenità. Quelle che rispettano i tempi della natura, il corpo, la mente. Le difficoltà di concepimento, infatti, non appartengono solo alla sfera della medicina. Ne parliamo con uno dei più stimati esperti nel settore della riproduzione, il dottor Renato Colognato, biologo genetista che da anni si occupa di consulenze nell’ambito della Medicina Riproduttiva.

Tutte le risposte del Dottor Renato Colognato di I-VITAE

Dottore, l’infertilità o sub-fertilità, come il concepimento, è il prodotto dell’interazione tra molteplici fattori bio-psicologici… Quali?

“In linea di massima, come ben sappiamo dalla numerosissima letteratura scientifica pubblicata nel corso degli ultimi anni, la cause o le potenziali cause che portano alla ritardata fertilità o alle problematiche relativa all’infertilità sine-causa o sub-fertilità, sono molteplici. E il fatto che a livello fisiologico e clinico ci sia ancora una grandissima percentuale di donne con diagnosticata infertilità sine-causa, ci deve inevitabilmente far pensare che siamo ancora abbastanza lontani dall’aver identificato alcune delle principali cause, siano esse di carattere prettamente clinico o su base prettamente psicologica”.

“Ma anche l’avvicinarsi alla Medicina Riproduttiva con un approccio sempre più multidisciplinare (in senso olistico) ed integrato, sempre nel rispetto del dato scientifico, rispetto ad un approccio prettamente specialistico (ginecologico/ostetrico), quindi ponendo l’attenzione ad “altri” fattori se non quelli ginecologici, è l’evidenza che ci stiamo piano piano, forse troppo, portando verso un nuovo concetto di Fisiopatologia della Riproduzione. Un nuovo percorso dove nessun aspetto della persona deve essere ignorato, passando da una Medicina Specialistica ad una Precision Medicine (citando l’ex Presidente OBAMA), dove oltre l’apparato riproduttivo da controllare e sistemare c’è un insieme di interazioni psicofisiche e mentali da prendere in considerazione. Un percorso interiore, fondamentale, tra mente-cervello-corpo, con tutte le sue componenti biologiche, energetiche ed emozionali”.

Il sistema immunitario “compromesso” è una delle potenziali cause di mancato concepimento? Può dare delle indicazioni alle coppie che sottovalutano questo aspetto?

“Che il sistema immunitario sia alla base, qualora altre cause di tipo morfologico e/o funzionale siano già state indagate ed eradicate, dei mancati concepimenti (non attecchimento embrionale) o delle condizioni di poliabortività, lo testimonia il fatto che la prima interazione fisiologica tra mamma ed embrione, o come mi piace chiamarlo, il primo SMS, tra mamma e bimbo, avviene proprio tramite il Sistema Immunitario della mamma e più precisamente, dal punto di vista immunitario, ciò che il Suo sangue contiene.

Ovviamente, se il sistema immunitario (sangue) risulta carico di sostanze tossiche o fortemente nocive, questo in qualche modo “inibisce” o tende ad ostacolare, o addirittura eliminare, ciò che non riconosce e quindi l’embrione stesso. Ricordiamo, a proposito, che per il 50% risulta di un patrimonio genetico (del papà) che il sistema immunitario della mamma tende a non accettare volentieri. Pertanto, se già siamo di fronte ad un sistema immunitario “compromesso”, o per meglio dire in senso biologico “troppo attivo” (carico ossidativo, attività del complemento alterata o presenza di infiammazioni ecc. ecc.), questo può fortemente influenzare, negativamente, sul concepimento”.

“Ad oggi, in ogni caso, dare delle indicazioni precise su come poter analizzare gli eventuali squilibri del sistema immunitario è molto difficile per mancanza di parametri. Noi, nel nostro piccolo, come I-VITAE abbiamo dimostrato e validato che alcuni di questi parametri legati al sistema immunitario sono fortemente correlati alle problematiche riproduttive ed è un primo passo, importante e decisivo, per un nuovo modo di guardare l’immunità materna e le sue relazioni con la riproduzione”.

Cosa significa prendersi cura della fertilità?

Prendersi cura della Fertilità, secondo me e secondo la mia visione olistica e naturale del concetto di Fisiopatologia della Riproduzione, significa prima di tutto cominciare a prendersi cura di se stesse non come mamme, quindi non vedere il “fine”, ma concentrarsi sul “mezzo”, cioè essere prima di tutto donne. Il vedersi già come mamma, tende infatti a scaricare, e quindi a portare fuori da se, le energie fisiche e mentali e questa tendenza non è a vantaggio di un concepimento. Il vedersi, o il volersi vedere già con un bimbo in braccio, è quindi un fattore energeticamente sfavorevole in grado addirittura di modificare la fisiologia ormonale attivando, in modo indiretto, delle risposte anticoncezionali. Quindi, prendersi cura della Fertilità vuol dire prima di tutto prendersi cura di se stessa!”.

Quali sono i controlli da fare e a chi ci si può rivolgere?

“Si parte dalle analisi di routine poi via via si passa alle indagini sempre più mirate. Le prime indicazioni possono partire dal proprio ginecologo, fino ad arrivare agli specialisti”.

(I-VITAE ha a disposizione un team di specialisti, altamente qualificato, che può rispondere alle diverse esigenze della donna. Guarda il sito).

Quanto è giusto aspettare prima di ricorrere alla chimica della fecondazione assistita?.

“Sarò retorico ma l’unica risposta che mi sento di dare e che non c’è un tempo per essere fertile e un tempo per non esserlo. C’è, invece, un momento in cui bisogna portare l’attenzione e l’intenzione nel volersi sentire genitori, ma, e mi ripeto, senza che questo pregiudichi la naturalità e la serenità che questa non univoca decisione può generare”.

Come è oramai noto, le coppie, almeno nel nostro Paese, vengono indirizzate alla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) dopo almeno 12 mesi di tentativi di accoppiamento e relativi insuccessi, avendo avuto rapporti mirati non protetti. Questo dal punto di vista prettamente legislativo. In altre realtà d’Europa, piuttosto, compreso il Regno Unito, sono state fissate altre linee guida nazionali che suggeriscono il ricorso alla PMA addirittura dopo 24 mesi di mancato concepimento… ”.

Dal punto di vista fisiologico, ovviamente, a meno che non ci siano altre cause di comprovata ridotta fertilità sia dal punto di vista femminile che maschile, la PMA tende ad essere “utilizzata” quando l’età anagrafica, e quindi di conseguenza la riserva ovarica, tendono rispettivamente ad aumentare e a diminuire. Ma siamo sicuri che questo sia un effetto esclusivamente anagrafico, come normalmente viene sottolineato a moltissime donne sopra i 40 anni d’età, o solo l’effetto di un elevato carico ossidativo che influenza, andando a sbilanciare, gli ormoni e quindi la riserva ovarica stessa e la qualità ovocitaria? Questo è solo un esempio di come il concetto di “approccio alla PMA” sia del tutto soggettivo e alle volte non avulso da risvolti prettamente commerciali”.

“E’ ovvio che quando non si hanno alternative, la PMA rimane l’unico approccio in grado di dare una gravidanza! “.

Anche in caso di fecondazione assistita bisogna avere un corpo “pronto” al concepimento. Cosa è corretto fare?

“Assolutamente. Avere un corpo “pronto”, significa garantire un maggiore potenziale di successo anche per il percorso di PMA. Lo vediamo, concretamente, da tutti quegli approcci biochimico-clinici che, ancora purtroppo poco conosciuti, migliorano ed aumentano la frequenza di gravidanza (interazione di approcci di medicina prettamente riproduttiva con percorsi legati ad un approccio olistico)”.

Federica Cappelletti
Giornalista Medico Scientifica
Editor in Chief

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