<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=2156928307866245&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">

Papilloma virus e fertilità

Papilloma virus e fertilità

Il Papillomavirus è una delle malattie sessualmente trasmesse più comuni (si stima che circa l’80% delle donne sessualmente attive contragga l’infezione almeno una volta nella vita, con una prevalenza nelle giovani donne tra i 25 e i 35 anni, e che circa il 50% venga a contatto con un ceppo “ad alto rischio”. Si tratta quindi di un evento comune che nella maggior parte dei casi si risolve spontaneamente, ma che in casi più rari può evolvere in severe forme tumorali).

fig_BLOGjpg

Non si tratta di un unico virus ma di una famiglia di 150 ceppi diversi, caratterizzati da differenti gradi di pericolosità. I più aggressivi e diffusi sono il 6 e 11, responsabili del 90% delle lesioni genitali (condilomi genitali o verruche veneree), benigni ma assai fastidiosi perché richiedono trattamenti invasivi e dolorosi; e il 16 e 18 (lesioni pretumorali), responsabili del 70% dei carcinomi del collo dell’utero (e di ogni altro organo o tessuto interessato dal rapporto: laringe, vulva, mucosa anale). Il vaccino (vedi sotto), di recente introduzione da parte della sanità pubblica, è efficace proprio contro questi ceppi più dannosi e si pone, in particolare, come unico esempio al mondo di prevenzione di un tumore potenzialmente mortale. Ma non tutti i ceppi sono coperti da vaccino, ad esempio il 31 e il 33, responsabili sia del rimanente 30% dei carcinomi cervicali. Per questo motivo, diventa di fondamentale importanza l’uso nei rapporti sessuali del PROFILATTICO.

Virus molto frequente e spesso latente

HPV è il Papilloma Virus umano. E’ una infezione molto frequente, che la maggior parte delle donne e degli uomini prendono almeno una volta nel corso della vita. La maggior parte delle lesioni guariscono spontaneamente ma alcune, se non trattate, progrediscono lentamente verso forme tumorali. Ci vogliono però molti anni perché le lesioni si trasformino (7-15 anni), e solo pochissime delle donne con infezione da Papilloma Virus sviluppano un tumore del collo dell’utero.

La donna è colpita dell’uomo dall’aggressività del virus

La donna è molto più esposta dell’uomo all’aggressività del virus, a causa della maggiore vulnerabilità delle sue mucose. Per questo, recentemente è stato introdotto il vaccino, da somministrare alle ragazzine in età adolescenziale. Ma è d’obbligo precisare che la vaccinazione non esime dai normali controlli ginecologici e, in caso di promiscuità sessuale, dall’uso costante dei profilattici.

Quanto tempo dura l’infezione

La maggioranza delle infezioni scompare spontaneamente, circa il 50% nel corso di un anno e circa l’80% in due anni. Quando l’infezione scompare anche il rischio che si trasformi in una patologia più seria scompare.

Come ci si infetta

E’ un virus che si trasmette soprattutto attraverso i rapporti sessuali, non necessariamente completi, ma per contrarre l’infezione può bastare un semplice contatto nell’area genitale. In alcuni casi, l’infezione può essere trasmessa da una persona all’altra anche molti anni dopo che una delle due persone l’ha presa. Il fatto di avere l’infezione può quindi non avere nulla a che fare con l’attuale compagno. Atra possibilità di infestazione, anche se rara, viene dai bagni pubblici: venire a contatto o toccare tavolette del water o carta igienica contaminata può diventare pericoloso per la salute sessuale della donna o dell’uomo.

Sintomi

I sintomi causati dall’infezione da Hpv dipendono esclusivamente dal sierotipo di virus infettante e dalle lesioni che si sviluppano in seguito. Per quanto riguarda i sierotipi a basso rischio, dopo le prime fasi, quasi sempre asintomatiche, l’infezione si manifesta tipicamente con la comparsa di verruche in sede genitale su cervice uterina, vulva, vagina, perineo o ano, oppure extragenitale a livello di naso, bocca o laringe. Occasionalmente queste lesioni possono manifestarsi come escrescenze grandi anche qualche centimetro dall’aspetto simile alla cresta di un gallo, in questi casi si parla di condilomi acuminati. Spesso innocui, in alcuni casi le verruche e i condilomi possono provocare prurito, fastidio e dolore di lieve entità. La presenza di condilomi o verruche è comune e non dev’essere associata a un maggiore rischio di insorgenza tumorale.

Per quanto riguarda i sierotipi ad alto rischio: le infezioni sostenute da questi virus danno luogo a manifestazioni subcliniche, non identificabili ad occhio nudo ma apprezzabili attraverso esami specifici. I sintomi del tumore al collo dell'utero possono essere del tutto assenti, oppure così lievi e sfumati da passare completamente inosservati. Mano a mano che il cancro alla cervice uterina progredisce, e le possibilità di cura diminuiscono, possono comparire i tipici sintomi della malattia: sanguinamenti dopo un rapporto sessuale e leggero dolore durante lo stesso, perdite vaginali acquose o sanguinolente, talvolta di odore sgradevole, dolore alla regione pelvica, sanguinamenti vaginali al di fuori del periodo mestruale o dopo la menopausa. Anche le altre formi tumorali correlate all'infezione da Hpv possono svilupparsi in assenza di segni o sintomi, che insorgono tipicamente solo quando raggiungono uno stadio avanzato difficile da trattare.

Diagnosi

La strategia di base per l’individuazione precoce delle lesioni da Hpv (prevenzione secondaria) sono i programmi di screening (con Pap-Test o Hpv-Test). Lo strumento di diagnosi e di prevenzione ad oggi più utilizzato consiste nel Pap-Test. Si stima che, se eseguito a intervalli regolari (ogni 2-3 anni), il Pap-Test riduca il rischio di sviluppare tumore cervicale di circa il 70 per cento. Si tratta di un semplice test nel quale il canale vaginale viene divaricato con uno speculum per consentire il prelievo di alcune cellule dalla cervice con una spatolina e uno spazzolino conico. L’esame può essere condotto durante una normale visita ginecologica, dura pochi secondi e in genere comporta un fastidio minimo. Le cellule prelevate vengono analizzate al microscopio e, nel caso non vengano riscontrate anomalie e la donna non abbia avuto precedenti esami positivi, l’esame può essere ripetuto dopo tre anni.

Quello del Pap-test è un programma di screening ormai ampiamente consolidato che in Italia include tutte le donne dai 25 ai 65 anni. È il principale strumento per salvaguardare la salute del collo dell’utero. Questo tipo di screening rientra nel Livelli Essenziali di Assistenza, e solitamente si viene quindi invitate a partecipare gratuitamente tramite lettera inviata dalla propria Asl di competenza con indicazioni sull’appuntamento e sulle modalità con cui viene eseguito il test. È necessario che l’esame venga eseguito in assenza di mestruazioni ed evitando rapporti sessuali o l’utilizzo di lavande vaginali nei due giorni precedenti.

Danni provocati dall’infezione

L’infezione da Papillomavirus HPV, in particolare per i tipi ad alto rischio, induce in una minoranza di pazienti infetti, tumori maligni a livello ano-genitale, alle vie aeree e all’apparato digerente. Sembra inoltre che possa indurre danni di tipo riproduttivo, riduzione dei successi della procreazione assistita e problematiche severe in gravidanza.

Papillomavirus e infertilità

I danni da HPV al livello del sistema riproduttivo possono portare all’infertilità attraverso vari meccanismi, in particolare: 

  • negli spermatozoi: morte cellulare programmata (apoptosi); 
  • ridotta conta spermatozoaria; 
  • aumento del tasso di frammentazione del DNA degli spermatozoi
  • riduzione della motilità progressiva e dei movimenti latero-laterali della testa dello spermatozoo; 
  • aumento degli anticorpi anti-spermatozoo.

Sembra pertanto che lo studio dell’infezione da Papilloma Virus nelle coppie infertili, in particolare con infertilità inspiegata, possa essere di utilità per determinare una possibile causa della problematica.

Papillomavirus e gravidanza

In gravidanza, possibili conseguenze dell’infezione da HPV sono: 

  • parto pretermine
  • aborto spontaneo (non per i genotipi 16 e 18, ad alto rischio); 
  • morte cellulare programmata nelle cellule embrionali.

Papilloma virus e tecniche di fecondazione assistita

Il virus del Papilloma viene assorbito sulla superficie dello spermatozoo in due distinti siti. La presenza di HPV non riduce la capacità fecondante dello spermatozoo, tuttavia a livello di fecondazione in vitro, la presenza di HPV sulla superficie degli spermatozoi determinerebbe la riduzione dell’efficacia della fecondazione in vitro (questo dato tuttavia è controverso).

Come si cura

Non ci sono ancora medicine per curare questa infezione. In particolare, si è visto che non servono gli antibiotici, gli ovuli o le lavande vaginali. La cosa più importante però è identificare in tempo le alterazioni provocate dal virus, che sono quelle che cerchiamo con il Pap test. Quindi partecipare allo screening è la cosa più efficace che possiamo fare per proteggerci.

Prevenzione

E' molto difficile prevenirla: infatti è un'infezione molto comune, soprattutto fra le persone giovani, e il preservativo non garantisce una prevenzione del 100%. C'è ora però un vaccino contro alcuni tipi di virus responsabili di circa il 70% dei tumori del collo dell'utero.

Che cosa succederà dopo aver fatto il test HPV

Se il test HPV sarà negativo, non ci sarà più bisogno di controlli particolari e la paziente verrà invitata a fare un Pap-test di screening tre anni dopo. Se il test HPV sarà positivo, sarà invece invitata a fare una colposcopia, controllo che servirà ad esaminare il collo dell’utero della donna. E’ un esame simile alla visita ginecologica e non è doloroso.

Cosa succede dopo la colposcopia

Se il collo dell’utero risulterà normale, la donna non avrà bisogno di altri accertamenti. Di fronte alla presenza di piccole lesioni la paziente potrà curarsi presso un centro specializzato (di norma gli ospedali e le strutture ginecologiche del servizio sanitario nazionale sono attrezzate per questo tipo di trattamenti).

Come si possono avere altre informazioni sul virus HPV

Si potranno avere dal ginecologo di riferimento o dall’ostetrica o medico che esegue il test per l’HPV e la colposcopia.

Vaccinazione contro il Papilloma Virus (HPV)

La vaccinazione in Italia è consigliata e offerta gratuitamente agli adolescenti di entrambi i sessi, preferibilmente intorno al 12° anno di età.

La vaccinazione contro il “Papillomavirus” si è dimostrata molto efficace nel prevenire nelle donne il carcinoma della cervice uterina (collo dell’utero), soprattutto se effettuata prima dell’inizio dell’attività sessuale, perché induce una protezione maggiore prima di un eventuale contagio con il virus HPV.

Secondo tumore per diffusione nelle donne

Il carcinoma della cervice uterina è il secondo tumore più diffuso nelle donne. Colpisce ogni anno circa 3.500 donne e causa 1.000 decessi in Italia. Negli ultimi venti anni la mortalità per questo tumore si è ridotta drasticamente, soprattutto grazie alla diagnosi precoce realizzata attraverso i programmi di screening (Pap-test). A fianco dello screening, la vaccinazione anti HPV può efficacemente contribuire a ridurre l’impatto del cancro del collo dell’utero, che rappresenta la prima forma tumorale riconosciuta come totalmente riconducibile a un’infezione: quella da Papillomavirus umano.

Perché vaccinarsi

Il fatto che il cancro del collo dell’utero sia di origine infettiva consente di adottare contro questa malattia una strategia sconosciuta per le altre forme di tumore. Attraverso la vaccinazione contro l’HPV è infatti possibile interrompere all’origine la catena che dall’infezione porta al cancro. Se grazie al vaccino, infatti, l’organismo è in grado di contrastare l’infezione da Papillomavirus, allora non si potranno verificare i cambiamenti delle cellule del collo dell’utero, che portano allo sviluppo del tumore.

I vaccini contro il Papillomavirus

Oggi sono disponibili due vaccini contro il papillomavirus: 

  1. vaccino bivalente - protegge contro i tipi 16 e 18 (i tipi di virus in grado di causare le lesioni pretumorali) 
  2. vaccino quadrivalente - offre una protezione anche contro i tipi 6 e 11 (quelli che causano il maggior numero di condilomi).

Entrambi i vaccini hanno un'efficacia elevata, se somministrati prima che la persona sia stata contagiata con il virus HPV, che si acquisisce, di norma, subito dopo l’inizio dell’attività sessuale. Inoltre inducono una migliore risposta immunitaria nelle persone più giovani. La campagna di vaccinazione contro l’HPV è indirizzata agli adolescenti di entrambi i sessi, preferibilmente intorno agli 11 e i 12 anni di età. La vaccinazione in questa fascia di età consente di prevenire, nella quasi totalità dei casi, l’insorgenza di un’infezione persistente dei due ceppi virali, che più frequentemente provocano il tumore della cervice uterina. Entrambi i vaccini sembrano presentare un certo grado di protezione verso altri ceppi di HPV.

La vaccinazione è offerta gratuitamente alle bambine nel 12° anno di vita (11 anni compiuti), in tutte le Regioni italiane dal 2007-2008. Alcune Regioni hanno esteso l’offerta attiva della vaccinazione a ragazze di altre fasce di età. Le Regioni Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia offrono il vaccino anche agli individui, maschi e femmine, HIV positivi. Alcune regioni, inoltre, hanno recentemente esteso la vaccinazione HPV ai maschi nel dodicesimo anno di vita (Sicilia, Puglia; altre, come Liguria, Friuli Venezia Giulia e Veneto offrono il vaccino a partire dalla corte 2004). La schedula vaccinale prevede la somministrazione di due dosi a 0 e 6 mesi (per soggetti fino a 13 o 14 anni).

Per approfondire, consultare il sito del Ministero della Salute:

  • il calendario delle vaccinazioni previste dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019; 
  • la circolare Aspetti operativi per la piena e uniforme implementazione del nuovo PNPV 2017-2019 e del relativo calendario vaccinale; 
  • la scheda Infezione da papillomavirus umano.

CONCLUSIONE

L’HPV, o Human Papilloma Virus, è un virus che infetta pelle e mucose, nello specifico in zone come vulva, cervice, vagina, ano ma anche gola e bocca. Ne esistono circa 150 tipologie differenti, che generalmente il nostro sistema immunitario riesce a combattere, e di cui 30 sono sessualmente trasmissibili. Si trasmette per lo più tramite rapporti sessuali completi, motivo per cui le donne vergini, a cui può essere somministrato il vaccino con più efficacia, sono meno soggette al papilloma virus. É stata teorizzata la possibilità che il contagio avvenga anche tramite lo scambio di biancheria intima infetta e nel momento del parto, ma ad oggi non ci sono dati a supporto. La trasmissione dell’HPV avviene generalmente per rapporti sessuali di natura: genitale-genitale, ano-genitale, oro-genitali, oro-anali, manuali-genitali, contatto dei genitali esterni.

I rapporti più a rischio sono quelli genitali-genitali e ano genitali, negli altri le possibilità di contrarre il virus sono lievemente ridotte. Tra i vari metodi contraccettivi, il preservativo protegge solo in parte dal contagio perché è stato studiato che la trasmissione del virus può avvenire anche dall'asta del pene, dal perineo o dall’inguine. É comunque importante usare il preservativo, sia per l’HPV, sia per altre malattie sessualmente trasmissibili. Può interferire nella fertilità, riducendola o addirittura compromettendola, e nella gravidanza. Anche al momento del parto ci può essere contaminazione del bambino. L’arma migliore per proteggersi da questo virus, diffusissimo, è la prevenzione: controlli regolari (pap-test dopo una certa età) ma soprattutto l’utilizzo del preservativo nei rapporti sessuali.

Per approfondire

  • Sito Ministero Salute;
  • Fondazione Umberto Veronesi; 
  • Souho T, Benlemlih M, Bennani B.Human papillomavirus infection and fertility alteration: a systematic review. PLoS One. 2015 May 18;10 (5).

 

Federica Cappelletti
Giornalista Medico Scientifica
Editor in Chief

 

Topics: Infertilità Gravidanza naturale Innovitas Vitae Subfertilità Fertilità Prevenzione Essere donne Essere madri Gravidanza Sindrome premestruale Mestruazioni Natura sterilità secondaria Papilloma virus