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Panigalli, Advisory Board di I-VITAE

Panigalli, Advisory Board di I-VITAE

Advisory Board di I-VITAE, Business Angel e Venture Capitalist seriale, negli ultimi 20 anni Antonio Panigalli ha avuto la fortuna di partecipare a numerose operazioni di start-up, alcune poi quotate. Anche tramite SGR e fondi di investimento nei quali è stato coinvolto e ha visto nascere centinaia di start-up nei settori più eterogenei.

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Dottor Panigalli, di cosa si occupa l’Advisory Board?

“Contribuisce alla crescita di una nuova organizzazione o di una start-up. E in determinate situazioni il contributo si soggetti esterni, laici ed indipendenti, con un significativo back-ground multidisciplinare, può risultare determinante, in termini strategici, per il corretto posizionamento del modello di business e l’identificazione delle migliori soluzioni di affermazione. L’Advisory Board è di fatto un comitato consultivo, un organismo volontario di consultazione e di supporto al management. I suoi pareri non sono vincolanti perché non formali, non agisce in nome e per conto dell’organizzazione e quindi non ha responsabilità verso terzi”.

Cosa fa nello specifico?

“Il compito dell’Advisory Board è principalmente quello di offrire assistenza, consulenza e sostegno all’organizzazione secondo le possibilità, le competenze e le opportunità che ciascuno dei suoi partecipanti possono mettere a disposizione della start-up”.

Come funzionano le start-up?

“Sono la risposta ai propri sogni e servono a soddisfare lo spirito di intraprendenza insito in molti giovani. Spesso, ci si inventa un lavoro anziché attendere che arrivi da altri. Diventare imprenditori di se stessi può essere un modo per contrastare gli effetti di un mercato del lavoro stagnante e può contribuire alla realizzazione di progetti personali ambiziosi.
Dopo le blasonate esperienze USA e internazionali, e il successo di alcune innovative iniziative guidate da giovani, il termine start-up si è largamente diffuso anche da noi, in Italia, per indicare un’azienda fondata da poco tempo. Un’azienda nata da idee vincenti di giovani imprenditori e finanziate da investitori coraggiosi che decidono di puntare sul progetto nascente”.

Quindi, quali sono i soggetti giusti per avviare una start-up?

“Chi pensa di avere nel cassetto un’idea vincente ed innovativa può pensare, sul serio, ad un nuovo progetto d’impresa. La prima cosa da fare è redigere un business plan ed un modello di business: un primo step pre-analisi in cui saranno individuati gli obiettivi da raggiungere in un determinato periodo, l’analisi dettagliata del mercato di riferimento, le caratteristiche della concorrenza, le strategie da attuare e le risorse economiche da impiegare per la sua realizzazione.
Poi si passa alla fase più delicata: trovare un investitore. E trovare dei finanziatori non è certo cosa facile, ma neppure impossibile se il lavoro preparatorio, magari supportato da advisors esterni, viene svolto considerando tutti gli articolati aspetti che devono essere alla base del nuovo progetto di impresa”.

Cosa ha visto, o intravisto, in I-VITAE che l’ha spinta a entrare nello staff?

“Una idea decisamente social impact ed un team di professionisti decisamente skillati e motivati”.

Quali sono le potenzialità di questa realtà che si occupa di donne e della loro fertilità?

“Direi molto elevate, se anche gli stakeholders di questo particolare mercato (es: politica, centri di riferimento e professionisti) avranno la capacità e la volontà di avere una visione più etica ed innovativa”.

Su cosa dovrebbero puntare i potenziali investitori?

“Sicuramente, come tutti gli investitori, sulla resa economica dell’impresa, ma dovrebbero anche tenere in assoluta considerazione gli aspetti etici e di social impact che questa particolare iniziativa riuscirà ad esprimere. Quando si parla di concepimento il tema è così alto che dovrebbero essere valutati molti aspetti del progetto, non solo il driver economico”.

Il successo di I-VITAE è arrivato anche tramite il riconoscimento, nazionale e internazionale, delle riviste di settore specializzate. Non male per una start-up?

“Sono sicuramente passaggi importanti”.

 

Federica Cappelletti
Giornalista Medico Scientifica
Editor in Chief

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