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Morbillo e concepimento

Morbillo e concepimento

Il morbillo è una malattia infettiva virale, causata da un virus a RNA (virus che utilizzano l’RNA come materiale genetico. Questo acido nucleico di solito è presente come filamento singolo, sebbene siano presenti gruppi di virus che utilizzano un RNA a doppio filamento. I principali virus patogeni appartenenti ai virus a RNA sono i virus della SARS, dell’Influenza e dell'Epatite C), del genere Morbillivirus, appartenente alla famiglia dei Paramyxovirus. La malattia è contagiosa e viene trasmessa da persona a persona per via aerea, mediante le goccioline respiratorie diffuse con tosse o starnuti.

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Dopo un periodo di incubazione di 8-14 giorni, quando i sintomi saranno comparsi la malattia durerà fra gli 8 e i 10 giorni. Il morbillo esordisce con una mucosite (macchie bianche all’interno della bocca) caratterizzata da congiuntivite, faringodinia, rinite, rinorrea, tosse e febbre elevata a cui segue, dopo qualche giorno, la comparsa di un esantema. Il rash si manifesta prima a livello della fronte e della regione retroauricolare e poi si diffonde su tutto il corpo.

Infezione in gravidanza

Oltre ad essere particolarmente contagioso, il morbillo presenta anche una serie di complicanze piuttosto gravi che vanno dall’otite alla laringite, passando per broncopolmonite, convulsioni ed encefalite. Il morbillo può risultare molto pericoloso soprattutto se contratto in gravidanza e in età adulta. Nel primo caso può provocare aborto o parto pretermine, fra i 15 e i 30 anni invece si presenta in forma molto più acuta causando anche problemi respiratori. Proprio per evitare queste complicazioni da tempo si preferisce ricorrere al vaccino che viene somministrato in forma tripla insieme a quello della rosolia e della parotite epidemica.

Se contratto in gravidanza, il morbillo è infatti associato ad un maggior rischio di complicanze, in particolare la polmonite, e a mortalità materne superiori rispetto alla norma. Alcuni studi hanno anche dimostrato un rischio aumentato di aborto spontaneo, di morte endouterina e di parto pretermine. Questo rischio sembra essere più elevato in caso di infezione durante il primo ed il secondo trimestre di gravidanza. L’infezione in prossimità del parto può aumentare il rischio di morbillo neonatale, condizione che può portare a una significativa mortalità del bambino. Non vi è al momento evidenza di un aumentato rischio di malformazioni congenite, rispetto all’atteso. Per confermare la diagnosi è sempre meglio consultare il medico.

Gestione in gravidanza

L’insorgenza di morbillo in corso di gravidanza ed i possibili effetti sul nascituro possono essere prevenuti mediante la vaccinazione, in epoca preconcezionale, delle donne in età fertile che non abbiano contratto la malattia.

La diagnosi di morbillo è fatta in base al quadro clinico e supportata dal dosaggio quantitativo e qualitativo delle immunoglobuline specifiche nel sangue materno e dalla ricerca di antigeni/genoma virali.

La gestione della gravidanza in donne con accertato morbillo, necessita un approccio multidisciplinare ed un coordinamento tra diversi specialisti (infettivologo, ginecologo, teratologo, genetista, neonatologo, pediatra). La profilassi con immunoglobuline specifiche anti-morbillivirus in caso di contatto con pazienti infetti è consigliata, entro 6 giorni, da alcune linee guida internazionali; non è tuttavia ancora chiaro se la profilassi sia efficace nel ridurre il rischio di complicanze materne e fetali.

Sintomatologia

I sintomi sono: tosse secca, raffreddore, congiuntivite e febbre che diventa sempre più alta. A livello cutaneo, invece, compaiono inizialmente delle macchie bianche all’interno della bocca. In seguito si formano dei puntini rossi dietro le orecchie e sulla fronte, che solo successivamente si propagano su tutto il resto del corpo.

Diagnosi e cura

Il morbillo è diagnosticato in base ai sintomi o eseguendo l’esame del sangue. Non esiste una cura specifica contro questo tipo di infezione. Essendo causato da un virus, gli antibiotici non sono efficaci per debellarlo.

Se non è mai stata contratta, questa malattia infettiva può essere prevenuta, insieme ai possibili effetti sul bambino, mediante il vaccino che deve essere fatto prima del concepimento. Esiste, infatti, un vaccino trivalente anti-morbillo, anti-parotite e anti-rosolia, costituito da virus vivi attenuati, chiamato vaccino “MPR”.

CONCLUSIONE

Il morbillo contratto in gravidanza aumenta il rischio di complicanze per la mamma. Durante i primi 6 mesi, aumenta il rischio di aborto spontaneo e parto prematuro. Contrarre l’infezione poco prima del parto può aumentare il rischio di infezione alla nascita per il bambino. Certe precauzioni, vanno quindi prese prima del concepimento, in età fertile, quando certe complicanze per la donna e il suo futuro figlio possono essere davvero arginati.

Le donne incinta che sono state contagiate dal morbillo durante la gravidanza dovrebbero contattare il proprio medico. Solitamente l’esperto provvederà a prescrivere una serie di trattamenti con immunoglobuline da fare entro 72 ore dal contagio. Per quanto riguarda le donne che partoriscono durante il periodo di incubazione o quando la malattia è in fase acuta (il momento più pericoloso) dovrebbero stare lontane dal bambino per un primo periodo. In caso di morbillo del fratello minore, il nato da madre recettiva è opportuno che venga trattato con immunoglobuline.

 

Federica Cappelletti
Giornalista Medico Scientifica
Editor in Chief

 

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