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Dall’America all’Italia: oggi nel team di I-VITAE per aiutare le donne a stare bene e concepire

Dall’America all’Italia, oggi nel team di I-VITAE per aiutare le donne a stare bene e concepire

Laureato in Scienze Biologiche con la passione per la scienza, ha lavorato come ricercatore alla Harvard University, in America, tra il 2002 e il 2004, dove ha imparato molto sul piano scientifico, lavorativo e umano.
Trovare e applicare strategie per migliorare la salute dell’individuo – e quindi della donna -, è quello che lo motiva ogni giorno. Si chiama Massimo Mariotti, è il direttore tecnico di I-VITAE.

Massimo Mariotti intervista Blog.png

Direttore, cosa è I-VITAE?

“È una startup che nasce dalla voglia di indagare e di offrire nuove strade per raggiungere un obiettivo – o più obiettivi insieme -, importante nella vita di molte donne: la maternità, un figlio, una famiglia. L’idea, vincente, si è poi tradotta in un team di persone, con diverse competenze, tutti altamente qualificati nei diversi settori, che lavorano insieme per dare sempre qualcosa in più rispetto al presente.

Nuove intuizioni, nuove ricerche, nuove soluzioni al problema dell’infertilità o sub fertilità senza causa. Il bene delle donne, il rispetto del loro fisico e della loro psiche, è il nostro scopo. Il successo del loro cammino verso la gravidanza è la nostra meta, ogni volta”.

Possiamo definirla una nuova opportunità, naturale, per le donne in cerca di un figlio?

“Certo che sì, assolutamente. È un’alternativa ma anche a volte un supporto alla PMA con la quale, in certi casi, si può infatti camminare insieme.

Noi partiamo dal concetto, provato, che la natura pretende che l’organismo femminile sia in armonia e in uno stato di benessere per poter procreare. Se questa condizione non si verifica per cause riconducibili alla sfera immuno-ossidativa, è possibile favorire il recupero dello stato fisiologico utilizzando mezzi che la natura ci mette a disposizione.

Le piante che ci circondano sono ricche di sostanze che possono servire a raggiungere questo scopo. Basta solo sapere quali sono e come usarle per creare prodotti efficaci. Quello che noi, con tanto di studi e ricerche alle spalle, offriamo. Nel rispetto, sempre, del corpo e della psiche della donna”.

Cosa significa applicare la scienza alla fertilità femminile?

“Significa applicare un metodo scientifico/razionale per risolvere un problema, serio, come può essere quello di una gravidanza mancata. In questo caso, si tratta di raccogliere i dati scientifici che sono disponibili nella comunità scientifica e valutarli, dal punto di visto critico, al fine di decidere quali possono essere utili per raggiungere l’obiettivo di migliorare, anche di un solo punto, la probabilità di concepire. Piccoli passi in avanti, importanti, in un settore molto delicato e che riguarda un numero infinito di donne. Quelle donne che noi vorremmo aiutare e rendere finalmente madri”.

E cosa vuol dire applicare strategie per migliorare la salute delle persone?

“Vuol dire studiare a tavolino un percorso coordinato, coerente e realizzabile per portare le conoscenze scientifiche verso l’applicazione clinica nel miglioramento della salute umana. E femminile, ovviamente”.

Dopo aver studiato in America, può farci un parallelo con la medicina e gli studi in Italia?

“Negli Stati Uniti le risorse per la ricerca sono ingenti e a disposizione di chiunque dimostri di avere idee. L’ambiente scientifico accademico è anche molto legato al privato, sempre nell’interesse di tutti. In Italia, piuttosto, queste due realtà sono molto separate. Manca, insomma, un’interazione produttiva tra le due parti che poi si ripercuote sull’innovazione.

Siamo ancora indietro, molto indietro. Abbiamo in Italia molti cervelli, molte idee sulle quali non si scommette. Purtroppo”.

 

Federica Cappelletti
Giornalista Medico Scientifica
Editor in Chief

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