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Maruska, la sensazione di vita spenta dall’aborto. Poi il dramma, la disperazione. Infine la voglia di tornare a sognare.

Maruska, la sensazione di vita spenta dall’aborto. Poi il dramma, la disperazione. Infine la voglia di tornare a sognare.

Maruska, tre mesi di gestazione e tanta speranza. Sulla pelle la sensazione bella della vita che continua, dentro la certezza di un piccolo essere che cresce e che ti rende fiera. E’ tuo figlio, il tuo amore immenso. La tua creazione più riuscita, il tuo successo. Il tuo tutto. L’infinito.

Maruska, 33 anni appena compiuti, ha trascorso giorni guardando vetrine colorate di rosa, immaginando la sua bambina, quella che sarebbe arrivata a distanza di pochi mesi. Tutto perfetto. Tutto incredibile, un sogno. Tre mesi di amore puro, incondizionato. Unico. Quello che lega una madre a un figlio. Poi il dolore, dentro e fuori. Atroce, devastante. Dirompente. E sangue, troppo sangue per essere normale.

I timori all’improvviso diventano realtà: tutto finito, tutto esaurito in quelle gocce di liquido rosso raccapricciante. Il cuore delicato di Margherita ha smesso di battere, dopo aver lungamente lottato contro la sorte. La disperazione prende il sopravvento e fa precipitare Maruska in una depressione alienante. Dalla quale è difficile rialzarsi.

Ma dopo anni di cure e interminabili psicoterapie la giovane donna si racconta, attraverso il nostro blog, per dare coraggio a chi, come lei, è costretta a subire il dramma dell’aborto.

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Maruska, come ha vissuto i pochi mesi della gravidanza?

“La proiezione virtuale della maternità mi piaceva molto perché non ero più sola, dovevo pensare a una nuova vita che cresceva dentro di me. Una sensazione meravigliosa, straordinaria, che non ho più avuto la fortuna di provare. Ho vissuto ogni istante nella sua totalità, con il il mio cuore che era il cuore di mia figlia. Un tutt’uno”.

Ogni istante unico…

“Ero felice, cercavo di assaporare ogni momento di quelle giornate eterne, anche se aspettavo con ansia il momento in cui avrei abbracciato la mia piccola. Finalmente, stretta fra le mie mani. Finalmente insieme, dopo una lunghissima attesa”.

Una gravidanza arrivata dopo anni di tentativi andati a vuoto… e alla fine la fecondazione…. bombardamenti ormonali, stress per lei e per suo marito…

“Sono stati anni difficili, nei quali ho messo a dura prova la mia pazienza, il mio carattere, il rapporto con il mio partner. Volevo a tutti i costi diventare madre, da quando avevo 25 anni e ho incontrato il mio futuro marito. Era il mio desiderio più grande. Il nostro sogno, una famiglia da costruire. Così abbiamo provato in maniera naturale a cercare un bambino, poi ci siamo affidati alla medicina e alle cure ormonali. Fino alla fecondazione assistita. Mesi, crudeli, di bombardamenti ormonali e umiliazioni fisiche. Ma io e Damiano eravamo disposti a tutto pur di avere la nostra famiglia”.

Ci sono volute ben tre fecondazioni per arrivare al risultato…

“Tre tentativi, dopo i quali avrei detto basta. Perché il mio fisico non ne poteva più di medicine, provette, di mani estranee che toccavano il mio corpo e di invadenze… e la mia testa mi stava portando in direzioni sbagliate. Non mangiavo più, non dormivo più, non volevo più uscire di casa… Poi, un giorno, la sorpresa: ero rimasta incinta. Ringraziai il cielo… baciai Damiano e corsi a dirlo ai miei genitori”.

Da quel momento sono trascorse settimane intense, piene di sentimento e di emozioni…

“Da quel momento mi sono sentita mamma, sia dentro che fuori. Percepivo i battiti del cuoricino di Margherita, anche quando non sarebbe stato possibile sentirli. La mia mano massaggiava continuamente quella pancia pregna di vita e di respiri… Piena si speranza e di aspettative. Ero mamma, finalmente mamma”.

Poi la prova più dura, il dolore, il sangue, il tuo sogno che va in frantumi…

“Non auguro a nessuna donna di sperimentare questo dolore. Fa male, troppo male. La vita che fino a quel momento era dentro di te sparisce. Rimane solo un corpicino morto da espellere sopra un tavolo operatorio e da buttare via. Il mio corpicino adorato, mia figlia. L’amore più grande che ho provato”.

Tutto in pochi, interminabili, secondi….

“Pochi minuti, terribili. Ho capito subito che qualcosa non stava andando per il verso giusto e quando il mio ginecologo mi ha confermato i miei timori ho smesso di vivere insieme a mia figlia. Quel giorno, lo ricordo come fosse adesso, era un triste pomeriggio d’inverso. Fino a quel momento ero la donna più felice del mondo. Poi il buio. Lì la mia vita si è fermata…”.

Quel giorno, come molte altre donne che hanno vissuto l’aborto, un pezzo di te se ne è andato per sempre…

“E’ così, Margherita farà sempre parte della mia vita. Della nostra vita. Vive in me, nel mio ricordo, è la ragione delle mie giornate. Lo sarà per sempre…”.

Hai indagato con il tuo ginecologo le cause di questo aborto?

“Abbiamo cercato di capire cosa fosse accaduto, cosa non avesse funzionato. Ma niente, alla fine sono stata liquidata come un caso senza causa. E solo adesso, leggendo il vostro blog di I-VITAE, ho capito che la causa potrebbe essere racchiusa nel mio SISTEMA IMMUNITARIO. Che, se indagato e curato a suo tempo, molto probabilmente mi avrebbe regalato il dono più prezioso: mia figlia, la mia Margherita”.

Quindi, vita la tua giovane età, riproverai a cercare un figlio?

“Avevo gettato la spugna, mollato. Non ne volevo più sapere ma adesso, forte delle testimonianze che ho letto e che hanno risvegliato in me la speranza, penso proprio che farò un percorso del tutto naturale per cercare una nuova gravidanza. Un figlio che, se dovesse arrivare, riempirà il mio cuore ma non sostituirà mai e poi mai il posto che è solo della mia Margherita”.

Grazie Maruska, a nome di I-VITAE che da sempre aiuta le donne in cerca di una gravidanza naturale (soprattutto quelle in situazioni difficili, definite senza cause, o che hanno vissuto aborti), e di tutte quelle donne che vorrebbero diventare madri ma non ci sono ancora riuscite. Che sia un 2018 pieni di notizie positive.

 

Federica Cappelletti
Giornalista Medico Scientifica
Editor in Chief

 

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