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Infezione da ossiuri e concepimento

Infezione da ossiuri e concepimento

L’infezione da ossiuri, conosciuta anche come ossiuriasi o enterobiasi, è una infestazione intestinale dovuta a Enterobius vermicularis (veri e propri vermi di forma affusolata, di colore bianco/avorio: i maschi sono leggermente più corti della femmina e di solito visibili di notte nell’area del retto) e contratta per contatto oro-fecale: ciò può accadere direttamente se, ad esempio, attraverso le dita le uova del parassita passano dalla regione anale alla bocca, ma anche se le uova vengono trasferite mediante le mani su mobili, cuscini, coperte, giocattoli, da cui passano a un nuovo ospite, raggiungono la bocca e vengono ingoiate. Le uova del parassita possono anche venire inalate e, quindi, ingerite. Le uova, a temperatura ambiente, possono sopravvivere su vestiario, asciugamani, mobili, giocattoli e altri veicoli fino a tre settimane.

I-Vitae

Quella da ossiuri, è una infestazione più frequente tra i bambini di età compresa tra i 5 e i 10 anni. Ma anche gli adulti non ne sono esenti. I soggetti a rischio restano, comunque: i bambini che frequentano asilo o scuola elementare e che hanno l’abitudine di portare le mani in bocca, soggetti a contatto con bambini, bambini o adulti che non lavano le mani prima di mangiare, bambini che succhiano i pollici.

Una gravidanza è possibile e non rischiosa

Pianificare una gravidanza, se si è predisposti all’infestazione da ossiuri, non è affatto un problema. Gli ossiuri, infatti, non sono in genere pericolosi. Ma è bene sapere che, anche se raramente, questi vermi possono causare cistiti per migrazione in vescica o anche vaginiti per migrazione nelle vie genitali. Pertanto, in caso di gravidanza, l’infestazione va comunque “gestita” insieme al medico-ginecologo che consiglierà la cura più idonea. Occorre anche sapere che in caso di parto spontaneo, il feto potrebbe contagiarsi. Comunque sia, affrontare il concepimento si può. E senza grosse paure.

Sintomi dei parassiti e malattie associate

La maggior parte delle persone che contraggono l’Enterobius vermicularis non manifesta alcun sintomo. Ma se i sintomi sono presenti, i più frequenti sono: 

  • prurito anale e perianale; 
  • escoriazioni perianali dovute al continuo grattamento; 
  • dolori addominali.

Tra le malattie che possono risultare associate all’infezione da ossiuri ci sono:

  • vaginite (soprattutto nelle ragazze giovani); 
  • appendicite (la correlazione non è del tutto dimostrata).

Infezione da ossiuri: diffusione

L’incidenza nella popolazione infantile generale della infestazione da ossiuri è pari al 20%, ovvero un bambino su cinque, mentre nel caso di bambini frequentanti comunità infantili può raggiungere il 100%. Nei adulti, il contagio è più legato alla frequenza di donne e uomini in ambienti dove vivono bambini ma anche water e zone già contaminate. La donna incinta, farebbe bene a lavarsi le mani ogni qualvolta viene a contatto con un’ambiente frequentato da bambini o comunque quando vive in comunità popolose e miste.

La vita degli ossiuri

Gli ossiuri raggiungono la loro maturità tra le due e le sei settimane: la femmina migra nella regione perianale, dove depone le uova tra le pliche muco-cutanee. Poi, la femmina stessa, morde la mucosa per avanzare, dando vita al prurito e al conseguente grattamento che spesso porta alla reinfestazione per trasporto delle uova con le mani alla bocca. Lavarsi accuratamente e cambiare la biancheria intima è d’obbligo in questi casi.

Diagnosi di ossiuriasi

Il metodo ancora oggi più efficace per la diagnosi di ossiuriasi è lo scotch test. Consiste nel prendere un pezzo di nastro adesivo trasparente (scotch, appunto) e porre la parte adesiva sulla pelle intorno all’ano. Se le uova sono presenti, si attaccano al nastro che va portato in un laboratorio di fiducia dove verrà esaminato al microscopio. Poiché i vermi escono dall’ano nelle ore notturne, sarebbe corretto effettuare il test al mattino presto. Anche per evitare che le normali attività di pulizia e igiene falsifichino il test. Si raccomanda di effettuare il test tre volte, in tre giorni consecutivi, per aumentare la probabilità di trovare uova.

Qual è il trattamento per l’ossiuriasi?

Il trattamento per combattere l’ossiuriasi consiste nell’assunzione di farmaci per via orale. Tutti i membri della famiglia devono essere trattati, poiché l’ossiuriasi è molto contagiosa. I farmaci più comuni ed efficaci per trattare l’infezione sono:

  • Mebendazolo; 
  • Albendazolo; 
  • Pyrantel pamoato;

Per il dosaggio, è bene confrontarsi con il medico. Creme o unguenti possono lenire il prurito nella zona intorno all’ano. La maggior parte delle persone non presenta gravi complicazioni a causa di infezioni da ossiuri. Raramente, se l’infestazione non è trattata, l’ossiuriasi può causare un’infezione delle vie urinarie nelle donne. Gli ossiuri possono infatti viaggiare dall’ano verso la vagina, interessando l’utero e altri organi pelvici. Può provocare vaginite, endometrite o altre infezioni. Preparati al petrolio o altre creme o unguenti antipruriginosi applicati nella regione perianale 2-3 volte al giorno possono alleviare il prurito.

Come prevenire l’ossiuriasi?

Per prevenire l’ossiuriasi è bene seguire le normali regole di igiene e incoraggiare gli altri membri della famiglia, in particolare i bambini, a fare altrettanto. 

  • Lavare le mani con acqua calda e sapone dopo aver usato il gabinetto e prima di manipolare cibo; 
  • Mantenere le unghie corte e pulite;
  • Scoraggiare l’abitudine di portare mani, dita o unghie in bocca.

In caso di ossiuriasi:

  • Cambiare quotidianamente biancheria intima e indumenti; 
  • Usare acqua calda in lavatrice per disinfettare tutta la biancheria; 
  • Mantenere le camere ben illuminate durante il giorno perché le uova sono sensibili alla luce del sole;
  • Lavare moquette e disinfettare tutte le superfici più volte al giorno.

5 rimedi naturali per combatter gli ossiuri

Per combattere l’infezione da ossiuri è possibile ricorrere anche ad alcuni rimedi naturali, tra i quali: 

  • Aglio – Molto efficace nel trattamento dell’ossiuriasi. È possibile fare una crema topica fatta di aglio fresco, macinando alcuni spicchi e formando una pasta liscia e mescolarla con la vaselina. Applicare la crema sul retto, può aiutare a uccidere le uova e fornire sollievo per il prurito. 
  • Semi di pompelmo – L’estratto di semi di pompelmo è un altro modo efficace per trattare gli ossiuri. E’ un prodotto disponibile in farmacia o nelle erboristerie.
  • Noce di cocco – Viene spesso utilizzata in India per sradicare gli ossiuri. Durante la colazione, bisogna assumere un cucchiaio di cocco fresco seguito da un cucchiaino di olio di ricino tre ore dopo. Ripetere questo ogni giorno.
  • Salice bianco – La corteccia del salice bianco, comunemente conosciuta come ricca di acido salicilico, l’ingrediente principale dell’aspirina, è uno dei rimedi naturali in alcuni casi utilizzati nelle regioni asiatiche.
  • Limitare l’assunzione di zucchero – Le persone con dieta ricca di carboidrati e zucchero sono più vulnerabili all’infestazione parassitaria. I parassiti spesso prosperano nello zucchero. Limitare l’assunzione di zuccheri e carboidrati in caso di ossiuriasi è fondamentale.

Conclusioni

Le infestazioni da ossiuri possono diffondersi facilmente, sono altamente contagiose e si possono contrarre ingerendo o inalando le uova, annidate sotto le unghie, sopra gli oggetti, sul WC, tra le fibre degli indumenti o delle asciugamani. Ci si infesta, infatti, ingerendo accidentalmente le uova del verme, di solito depositate da una persona infetta su un oggetto. Il ciclo di infezione inizia proprio con l’ingestione di queste uova microscopiche. Sono più comuni nei bambini e nelle persone che vivono a contatto con loro, come insegnanti e genitori. Un trattamento efficace per l’ossiuriasi è il trattamento farmacologico, anche se è possibile una reinfestazione. Le complicanze gravi e gli effetti sulla salute a lungo termine sono rare. La gravidanza, anche nelle donne soggette a ossiuriasi, non è affatto sconsigliata e se ci si infesta durante la gravidanza è di solito sufficiente informare il proprio ginecologo per trovare la cura adatta e continuare a vivere la maternità in maniere serena.

 

Federica Cappelletti
Giornalista Medico Scientifica
Editor in Chief

 

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