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Infertilità inspiegata

Concepimento si o no

Buongiorno I-Vitae, buongiorno a tutte. Mi chiamo Marta, ho 37 anni, e la il mio più grande desiderio è riuscire ad avere un figlio tutto mio. Ma non ci riesco. Sono anni che provo, insieme a mio marito Francesco, a rimenare incinta. Ma il destino, ahimè, non asseconda questo mio grande desiderio di diventare madre e, nostro, di essere genitori. Sono passati dieci anni e due inseminazioni, ma il nostro agognato bambino non è mai arrivato.

I-Vitae

Non voglio arrendermi, non vogliamo mollare, ma nel tempo ho dovuto anche lottare contro l’ansia del mio compagno e la mia depressione. Onestamente sono stanca, così ho deciso di scrivervi. Per avere una spalla sulla quale "piangere". Per avere un confronto e magari dei consigli diversi.

Marta, la tua situazione è quella di molte donne italiane. Purtroppo. Immagino che, nel tempo, vi siate sottoposti a controlli e analisi di routine… Con quale diagnosi?

“Certamente sì, tanti, troppi controlli e analisi. Anni e anni di file, spese sanitarie, ticket, delusioni. Fino alla diagnosi di infertilità inspiegata o idiopatica, una condizione di impossibilità a concepire che, ancora oggi, non trovava spiegazione: la coppia non riesce a procreare e i medici non sanno spiegare il perché. Mi sembra così assurdo!”.

Hai casi di sterilità in famiglia?

“Assolutamente no, anzi. Sia io sia Francesco proveniamo da famiglie numerose e feconde. Mia madre e sua madre non hanno mai avuto problemi di rimanere incinta. Tanto da mettere al mondo quattro (mia madre) e tre figli (sua madre)”. E sentirmi dire che non potevo avere bambini è stato terribile. Il mondo mi è crollato addosso, mi sono sentita diversa, una donna a metà. L’infertilità è una diagnosi devastante da tutti i punti di vista”.

Come l’hai e l’avete affrontata?

“Visto che riguardava me, ne ho parlato subito con Francesco e ho affrontato con lui e con uno psicologo tutti i sensi di colpa che non mi facevano più vivere. Inizialmente piangevo dal mattino alla sera, la notte non dormivo. L’ansia e la depressione hanno cominciato a scandire le mie giornate”.

Come si è comportato Francesco?

“Nonostante l'ansia, è stato comunque comprensivo e affettuoso, premuroso, attento a non farmi sentire una madre mancata. O, appunto, una donna incompleta. Ma io continuavo a stare male dentro, a vedere le ombre anche laddove non c’erano. Ho avuto paura che lui cercasse un’altra donna per diventare padre. Il suo sogno, oltre che il mio. E’ stato il mio ossesso per mesi, fino a quando ho deciso di sottopormi alla fecondazione in vitro… ”.

Preoccupazioni legittime, poi ha iniziato a cercare soluzioni mediche…

“Non avevo altra scelta. Le procedure di fecondazione in vitro sono state per anni la mia unica speranza tangibile. Ho speso soldi, investito stipendi, fatto a meno di tutto pur di avere il mio bambino… “.

Che, però, non è mai arrivato?

“Sono rimasta incinta in entrambi i tentativi, ma due volte su due ho abortito. Un dramma nel dramma, che ancora dura. Sono stanca, avvilita, sconcertata”.

Cosa pensa di fare adesso?

“Ho pensato anche all’adozione, ma avere un figlio mio è il mio sogno. Così mi sono imbattuta in un vostro articolo, nel vostro interessante blog, nel quale si parla di sistema immunitario e del suo mal funzionamento collegato all’infertilità. Mi si è accasa una lampadina, anche perché è un aspetto del mio corpo che non ho mai indagato. Chissà, la speranza è tornata a bussare alla mia porta”.

E’ stimato che subfertilità e l’infertilità colpiscano tra il 30 ed il 40% delle donne in età fertile. E il sistema immunitario è una grande risposta a questo tipo di problema.

“Ho letto e sono attratta da questa nuova frontiera. Mi auguro che possa essere la mia strada definitiva, perché diventare finalmente madre sarebbe il regalo più prezioso. Solo chi ha avuto una diagnosi di infertilità può capire la mia disperazione. Grazie, comunque vada, di avermi regalato un’altra possibilità per sperare”.

DI COSA SI TRATTA

Dopo circa 1 anno di studi e ricerche lo staff altamente qualificato di I-Vitae ha identificato 4 biomarcatori molto promettenti, legati a diversi ambiti del sistema immunitario, ognuno in grado di provare, laddove presente in quantità superiore al normale valore fisiologico, un effetto ostativo alla capacità di concepire. Li hanno testati per oltre 3 anni e dimostrato, in particolare:

  • L’attività tossica verso l’embrione: in alcuni casi il sistema del complemento che fa parte del sistema immunitario sviluppa una reazione avversa alla presenza del DNA paterno nel momento in cui si forma l’embrione. Tale reazione produce nel sangue “fattori embriotossici” in grado di attaccare l’embrione nelle prime o successive fasi all’attecchimento.
  • L’infiammazione sistemica: la produzione di componenti pro-infiammatorie, come le citochine, può aumentare oltre i livelli fisiologici come risposta del sistema immunitario alla presenza dell’embrione, ovvero come tali citochine siano già presenti a livello sistemico in quantità elevata a causa di altre condizioni patologiche pre-esistenti.
  • L’immuno-soppressione: è l’effetto prodotto da parte di una proteina secreta dall’utero, per favorire l’impianto dell’embrione nell’endometrio. In alcuni casi l’eccessiva presenza di questa proteina causa l’effetto contrario.
  • Il danno ossidativo cellulare: lo stress ossidativo è indotto dal disequilibrio tra la produzione di radicali liberi e la capacità antiossidante. Le cellule germinali, gli spermatozoi e gli ovociti sono particolarmente sensibili alla presenza di radicali liberi, che, se in eccesso, come presenza di un danno ossidativo, possono portare danni agli stessi ovociti, spermatozoi o embrioni.

Studi clinici

Ad oggi sono stati condotti tre studi clinici (già pubblicati e in fase di pubblicazione). Il primo per validare il metodo diagnostico all’interno di una popolazione di oltre 400 donne, il secondo per validare l’integratore Immunox in una popolazione di circa 50 donne, il terzo per validare il metodo diagnostico all’interno di una popolazione di oltre 2200 donne analizzate per tutti e 4 i biomarcatori, dove sono state trovate importanti correlazioni tra la presenza dei biomarcatori, l’età, la durato dello stato di subfertilità o infertilità, ecc. Una nuova importante frontiera per le donne che sono in cerca di un figlio ma che per problemi fisici non riescono a coronare il desiderio di diventare madre.

 

Federica Cappelletti
Giornalista Medico Scientifica
Editor in Chief

 

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