<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=2156928307866245&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">

Gravidanza in pericolo

Gravidanza in pericolo

Quasi un terzo dei casi di infertilità femminile e maschile dipendono dalle infezioni dell’apparato riproduttivo. Un argomento cruciale, sia per chi sta cercando una gravidanza sia per chi vuole salvaguardare la possibilità di averne almeno una nella propria vita. Non tutte le infezioni, però, sono minacciose nella stessa misura per la fertilità. Le più pericolose sono quelle uterine, soprattutto se interessano il collo dell’utero, dette cervicali e provocate da microrganismi come la clamidia, il micoplasma o l’ureoplasma. Infezioni che si trasmettono sessualmente, in genere sono asintomatiche e per questo tendono a “passare inosservate”. Solo in rari casi si manifestano con febbre e dolore pelvico e possono essere riconosciute. Altre volte, piuttosto, lavorano in maniera silente nel corpo della donna e possono colpire - anche in maniera pesante - la sessualità della coppia. Anche la cistite è un’infezione da tenere sotto controllo.

I-Vitae

Questo tipo di infezioni, singole o causate da più batteri contemporaneamente, possono provocare un’infiammazione cronica dell’endometrio, il tessuto di rivestimento interno dell’utero, e ostacolare la gravidanza, impedendo l’impianto dell’embrione o provocando aborti ripetuti nel primo trimestre. Altre infezioni, in particolare quella da clamidia, possono provocare danni anatomici, con occlusione delle tube e ostacolo al concepimento. Il problema è esteso anche all’uomo, dove le infezioni a lungo andare possono provocare anomalie nella composizione del liquido seminale e nella motilità degli spermatozoi, che arrivano a fecondare già compromessi. E quindi, non con la stessa forza che potrebbero e dovrebbero avere in situazioni normali. La raccomandazione degli esperti, è di fare attenzione ai rapporti sessuali, che siano il più possibile protetti, e proteggere già da giovani il proprio apparato riproduttivo.

Cistite, un nemico silenzioso

La cistite è tra le infezioni batteriche femminili più diffuse in Italia e nel mondo, soprattutto in età fertile, strettamente legata alla conformazione anatomica e alle abitudini comportamentali della donna stessa. Almeno il 50-60% delle donne avrà, infatti, a che fare nell’arco della sua vita con una cistite. Solitamente il suo esordio coincide con l’inizio dei rapporti sessuali della ragazza. Anche se nella maggior parte dei casi le cistiti sono “non complicate”, ossia compaiono in donne sane che non hanno alcuna alterazione delle vie urinarie. La cistite cronica o ricorrente, invece, prevede la comparsa di tre o più episodi di cistite in un anno. Spesso, con manifestazioni fastidiose e insopportabili.

L’incidenza della cistite recidivante non è certa, ma alcuni studi di settore recenti indicano una percentuale di ricorrenza intorno al 27-40% di tutte le cistiti acute. Molte della quali si presentano entro i primi tre mesi dall’infezione primaria: il 60% delle cistiti croniche ricorrenti è rappresentato da cistiti post-coitali, ovvero infezioni urinarie che compaiono 24-48 ore dopo un rapporto sessuale.

La cistite ricorrente è considerata una “reinfezione” se è provocata da un batterio diverso da quello che ha causato il precedente episodio, oppure dallo stesso batterio ma dopo che ci sia stata un’urinocoltura negativa o un intervallo di tempo di almeno due settimane tra le due infezioni. E’ invece considerata una “persistenza” quando, nonostante l’effettuazione di una adeguata terapia, continua ad essere presente lo stesso batterio in un lasso di tempo inferiore a 2 settimane. La reinfezione è più frequente della persistenza.

I batteri che scatenano le cistiti sono solitamente presenti nella flora intestinale, da dove si muovono per colonizzare le vie urinarie. Se la cistite si ripete con costanza nel tempo, è indicato consultare il medico per escludere che siano presenti delle alterazioni che favoriscono le infezioni. Mai sottovalutare questo tipo di infezione, soprattutto per proteggere i reni e prevenirne le complicanze.

I sintomi della cistite

  • dolore sovrapubico; 
  • senso di peso perineale; 
  • aumento della frequenza minzionale; 
  • urgenza, necessità impellente di urinare, con talvolta incontinenza da urgenza; 
  • bruciore e/o dolore durante la minzione; 
  • senso di incompleto svuotamento; 
  • ematuria (sangue nelle urine).
    I sintomi - non esclusivi della cistite - possono essere presenti contemporaneamente o manifestarsi singolarmente. Ma anche variare nel tempo per intensità, numerosità o frequenza. Solo il medico, previ controlli e analisi, potrà attribuire i sintomi all’infiammazione della vescica ed escludere altre patologie.

Prevenzione

L’igiene personale è fondamentale per prevenire questo tipo di infezione, soprattutto in occasione dei rapporti sessuali. Ma è altrettanto importante avere cura che l’intestino funzioni bene, essendo fonte dei batteri. Pertanto, è consigliata una alimentazione sana, l’evacuazione giornaliera e regolare, poco stress. Per le donne é importante un buona cura dell’apparato genitale. Anche l’abitudine di bere acqua lontano dai pasti è da segnalare, oltre all’abitudine di urinare regolarmente, senza trattenersi per pigrizia.

La Diagnosi

I sintomi della cistite sono solo indicativi: solo con l'esame delle urine, o urinocultura, si fa quindi la diagnosi di infezione delle vie urinarie e si attribuisce all’infezione la causa della cistite.

Il Trattamento

Nelle cistiti semplici è spesso sufficiente bere molto. In ogni caso un disinfettante urinario, può essere utile se si utilizza al primo insorgere della sintomatologia. I trattamenti antidolorifici o antispastici sono inutili ai fini della cura, ma possono alleviare i sintomi. La terapia antibiotica, piuttosto, va usata solo su consiglio del medico con le dosi giuste e i tempi raccomandati dall’esperto: un uso improprio degli antibiotici favorisce le resistenze dei batteri che rendono poi difficile e problematica la risoluzione del problema.

Se la cistite è cronica

I sintomi della cistite cronica sono sovrapponibili a quelli della cistite acuta, ma spesso meno acuti e più persistenti.

  • Bisogno frequente e urgente di urinare; 
  • Sensazione di peso in vescica; 
  • Bruciore e/o dolore vescicale più o meno costante, che aumenta alla minzione; 
  • Bruciore e/o dolore uretrale;
  • Minzioni notturne ripetute; 
  • Pollachiuria (cioè necessità di urinare più frequentemente del normale); 
  • Rapporti sessuali dolorosi; 
  • A volte sangue nelle urine; 
  • A volte cattivo odore nelle urine; 
  • A volte febbre e dolore addominale.

Le cause della cistite cronica

Il batterio più frequentemente coinvolto nella cistite cronica è l’Escherichia coli, responsabile di oltre l’80% di tutti episodi di cistite. Altri patogeni sono lo Staphylococcus saprophyticus, la Klebsiella pneumoniae e il Proteus mirabilis, responsabili di circa il 4 per cento dei casi. I batteri uropatogeni che provocano la cistite fanno parte della flora fecale, ovvero provengono dall’intestino. La normale flora batterica dell’area periuretrale, vulvare e perineale viene contaminata da batteri uropatogeni, spesso in concomitanza del rapporto sessuale. I uropatogeni colonizzano a loro volta la vagina e l’uretra distale, arrivano nella vescica e causano l’infezione.

Quando l’infezione iniziale è causata da Escherichia coli, il rischio di reinfezione entro i sei mesi successivi è molto alto. Studi recenti dimostrano come l’Escherichia coli formi grandi comunità di batteri dormienti negli strati superficiali e profondi della parete vescicale che si radicano nei tessuti già dopo una prima infezione. Questi batteri, annidati dentro la matrice che aderisce alla superficie dell’urotelio (strato interno della vescica), sono difficilmente aggredibili dai meccanismi immunitari e dalla terapia antibiotica e, riattivandosi regolarmente a seguito di eventi scatenanti, possono dar luogo a infezioni recidivanti.

Le difese della vescica

Il sistema urinario ha molti meccanismi di difesa, utili a mantenere le urine sterili e contrastare la colonizzazione batterica: 

  • Il flusso urinario, dirigendosi dalla vescica verso l’esterno, lava via i microbi dalla mucosa. Il rallentamento del flusso, l’aumento del residuo post-minzionale e l’incontinenza sono fattori che predispongono all’infezione urinaria. 
  • Il pH urinario acido, la presenza di sali, urea e sostanze acide nelle urine, che riducono la sopravvivenza batterica nel tratto urinario. Se il pH urinario sale, cala il potere protettivo. 
  • La glicoproteina di Tamm-Horsfall, presente nelle urine di un soggetto sano, agisce sulle fimbrie e sulle proteine di adesione che vengono intrappolate, creando un complesso glicoproteina/batterio che viene eliminato con le urine.
  • La recettività delle cellule uroteliali all’adesione batterica, che è geneticamente determinata. La secrezione di anticorpi nei fluidi corporei (IgA nella saliva, secreto uretrale o vaginale, ecc) ha un’azione protettiva verso le infezioni batteriche. Studi effettuati hanno mostrato che il 20% delle donne non secerne questi anticorpi e ha un aumentato rischio di infezioni urinarie ricorrenti, soprattutto in post-menopausa. 
  • Il rivestimento della mucosa vescicale. L’urotelio è rivestito da una sostanza protettiva mucinosa chiamata GAG (glucosamminoglicano), che ha una molteplicità di funzioni e si comporta sia come barriera “fisica” che come fattore antiaderente e di difesa contro infezioni e agenti irritanti (alcol, peperoncino, ecc). Una sua diminuzione patologica provoca un indebolimento della sua funzione protettiva e un danneggiamento della sottostante parete vescicale, con conseguente infestazione, infiammazione cronica dei tessuti della vescica e irritazione dei muscoli vescicali, spasmo e dolore.
  • Il sigillo uretrale. Il rapporto sessuale, traumatizzando l’uretra e indebolendo il suo meccanismo di chiusura, può creare una condizione favorente la colonizzazione batterica. Anche il calo ormonale dato dalla menopausa, provoca la parziale atrofia di questi tessuti estrogenodipendenti indebolendo il sigillo. 
  • Gli estrogeni favoriscono la colonizzazione vaginale e dell’uretra distale da parte di Lattobacilli, che concorrono a mantenere un pH acido inibendo la crescita dei patogeni.
  • Il pH vaginale, fisiologicamente acido, aiuta a mantenere un normale ecosistema che si oppone alla colonizzazione batterica. Un pH di 5 o superiore è associato alla vaginosi batterica, vaginite e cistite.
  • La flora intestinale. L’alterazione dell’equilibrio della flora batterica intestinale può provocare una crescita eccessiva di entrobatteriacee, batteri intestinali tra cui sono compresi gli uropatogeni, in particolare l’Escherichia coli. La stipsi è un altro fattore intestinale che favorisce le infezioni urinarie ricorrenti.

Prendersi cura di se stessi è la mossa giusta per stare bene

  •  Il rapporto sessuale. Circa il 60% delle infezioni urinarie ricorrenti si manifestano uno o due giorni dopo il rapporto sessuale (cistite post-coitale). Il rischio di cistite aumenta di 3-4 volte il secondo giorno dopo il rapporto, sia nell’età fertile che in menopausa. Anche la frequenza dei rapporti sessuali è collegata al rischio di cistiti ricorrenti post-coitali. Il calo del desiderio sessuale, la mancanza di lubrificazione, la traumatizzazione dell’area periuretrale da parte del rapporto, attivano un processo di infiammazione locale che indebolisce le difese dei tessuti. 
  • Il freddo. L’improvviso cambiamento della temperatura ambientale (bagni con acqua fredda, aria condizionata, sbalzi di temperatura), può stimolare la ricomparsa di una infezione urinaria.

Fattori di rischio

Ci sono dei fattori di rischio associati alle cistiti croniche, come: 

  • Precedenti cistiti acute;
  • Alta frequenza di rapporti sessuali, alto numero di partners sessuali, uso di spermicidi; 
  • Precoce età della prima infezione urinaria (inferiore a 15 anni); 
  • Storia di cistite cronica nella madre; 
  • Storia di cistite nell’infanzia; 
  • Atrofia vaginale da carenza estrogenica; 
  • Incontinenza urinaria, prolasso vescicale e residuo urinario postminzionale; 
  • Dismicrobismo intestinale; 
  • Alterazione delle difese immunitarie; 
  • Predisposizione genetica; 
  • Malattie metaboliche (diabete).

Cure per la cistite cronica

Intervenire tempestivamente è la cura migliore, anche al fine di bloccare la cronicizzazione della cistite. La terapia delle infezioni urinarie è solitamente complessa e spesso si protrae a lungo. Si basa sulla somministrazione di antibiotici, sulla prevenzione delle ricorrenze, sullo scioglimento dei biofilms batterici e soprattutto sulla ricolonizzazione di intestino, vagina e vescica con lattobacilli, i “bacilli buoni e protettivi”. A volte è necessario utilizzare terapie antibiotiche preventive a lungo termine e a basso dosaggio, per mantenere una bassa ma costante concentrazione di antibiotico nelle urine e contrastare la replicazione e l'aggressiva diffusione dei batteri che si liberano dai biofilms, soprattutto durante e dopo i rapporti sessuali. Quando l'infezione cronica ha generato uno stato di infiammazione tessutale autoperpetuantesi e, accanto ai sintomi urinari tipici della cistite, compaiono spasmo dei muscoli perineali e iperalgesia, è necessario utilizzare una terapia per il dolore neuropatico.

Rimedi naturali

  • D - Mannosio

E' uno zucchero semplice che viene estratto dalla corteccia del larice. Una volta assorbito, ha la caratteristica di non essere utilizzato come nutrimento. I batteri ciliati (come Escherichia Coli ), incontrando le molecole di mannosio libero nell'urina, vi si legano grazie ai loro recettori e creano la forma complessa mannosio più patogeno, rimanendo intrappolati e venendo allontanati dalla vescica con la minzione.

  • Mirtillo Rosso

Ricerche recenti hanno dimostrato che una alta concentrazione di estratto di mirtillo rosso riduce la produzione di ureasi, un enzima che facilita la diffusione dell’infezione e limita i movimenti dei batteri che colonizzano le urine. Il movimento è infatti un fattore chiave nella diffusione dell’infezione perchè i batteri “nuotano” nelle urine per diffondersi e sfuggire al sistema immunitario.

  •  N-acetil-cisteina

E’ un integratore antiossidante, citoprotettore e mucolitico. Agisce sciogliendo la rete proteica del biofilms che intrappolano e nascondono i batteri all'interno della vescica.

LA CLAMIDIA

La clamidia è una delle infezione batteriche più comuni e diffuse al mondo, causata da un microorganismo, Chlamydia trachomatis, trasmesso sia attraverso rapporti sessuali vaginali, anali o orali che per via materno-fetale. Le eventuali manifestazioni cliniche (qualche perdita vaginale anomala e/o ad una sensazione di prurito nelle parti intime), compaiono dopo una, due, tre settimane dall’infestazione. Nelle donne, il batterio infetta la cervice e l’uretra, poi si espande in forma settica, causando in alcune persone dolori addominali al basso ventre, alla schiena, nausea, febbre e perdite ematiche anche al di fuori del ciclo mestruale. Dalla cervice, l’infezione può eventualmente diffondersi al retto.

Negli uomini, i sintomi possono manifestarsi con secrezioni o sensazione di irritazione e prurito. Raramente, si hanno infiammazione, ingrossamento e dolore ai testicoli. Se trasmessa attraverso un rapporto anale, la clamidia può infettare il retto e provocare dolori, perdite e sanguinamenti. Se trasmessa attraverso un rapporto orale, può infettare la gola. Ma spesso il decorso è addirittura asintomatico, tanto da passare inosservato. Questa sua caratteristica ha portato ad identificare la clamidia come una "infezione a trasmissione sessuale silenziosa". Nonostante ciò, non va assolutamente sottovalutata, perché in alcuni casi può provocare seri danni all’apparato riproduttivo. Condivide manifestazioni cliniche con altre due infezioni sessualmente trasmissibili: la Tricomoniasi e la Gonorrea.

Nella maggior parte dei casi, l’infezione da clamidia interessa le donne sessualmente attive, con un picco di incidenza attorno ai 20 anni. Dal 10 al 40 per cento delle donne con infezione non trattata sviluppano la malattia infiammatoria pelvica (pelvic inflammatory disease, PID) che può condurre alla sterilità. Le donne affette da clamidia hanno una probabilità di rischio di contrarre il virus dell’HIV cinque volte più alta. Infine, una donna gravida infetta può, durante il parto, passare al neonato l’infezione, che si manifesta come infiammazione agli occhi e all’apparato respiratorio. La clamidia è infatti, secondo le statistiche, una delle prime cause di congiuntivite e di polmonite nei neonati.

Effetti nel maschio

Nel sesso maschile, l’infezione può interessare l’epididimo, causando dolore e febbre. Il danno permanente è meno probabile, anche se negli ultimi anni alcuni studi segnalano una possibile correlazione tra l’infezione da clamidia negli uomini e sterilità. Rare le conseguenze più serie, come la sindrome di Reiter (7-14 giorni dopo un contatto sessuale), una forma di artrite sieronegativa accompagnata da lesioni epidermiche e infiammazione agli occhi (congiuntivite) e all’uretra. La sindrome si risolve, in genere, in alcuni mesi, ma in circa la metà dei pazienti sono possibili per diversi anni episodi ricorrenti, transitori o prolungati, di artrite o di altre manifestazioni della sindrome, talvolta con esiti in deformità e anchilosi (dati e info: Istituto Superiore di Sanità).

Diagnosi

La clamidia viene diagnosticata attraverso un esame di laboratorio che può essere effettuato su due diversi tipi di materiale: prelievo da tessuti infetti (tampone vaginale), campione delle urine. Sono attualmente in commercio dei test molto rapidi. Oltre al soggetto interessato, è necessario che anche tutti i partner sessuali vengano testati per la presenza del batterio.

Prevenzione

La prassi preventiva prevede uno screening annuale per tutte le donne sessualmente attive sotto i 25 anni di età, o per le donne di tutte le età che cambino frequentemente partner sessuali, e per quelle in stato di gravidanza. Le persone infette dovrebbero astenersi da qualsiasi attività sessuale ed effettuare un nuovo test 3-4 mesi dopo la cura. L’uso di preservativi riduce notevolmente il rischio di infezione. Ad oggi non è stato sviluppato un vaccino.

Trattamento

Data la natura batterica dell’infezione, la clamidia è trattabile con antibiotici. I protocolli terapeutici nazionali prevedono l’uso per via orale di azitromicina o di una tetraciclina. In alternativa, di eritromicina o di un chinolone sempre per via orale. In gravidanza sono indicate amoxicillina o eritromicina, oppure clindamicina. Vanno trattati anche i partner sessuali.

CONCLUSIONE

Le infezioni della sfera intima sono un problema molto sentito per donne e uomini in età fertile. Trascurarle, significa essere potenzialmente esposti alla sterilità. Tra tutte, la cistite è un’infezione molto comune tra la popolazione femminile. Spesso con conseguenze pesanti anche a livello piscologico, a causa del cronicizzarsi di certe situazioni e dell’abbassamento della soglia del dolore a livello cerebrale. Infatti, come risposta ai segnali dolorosi che si ripetono continuamente, il cervello produce inizialmente sintomi di ansia e poi, con il permanere del dolore, di depressione. La donna percepisce questa malattia come una fragilità, un disagio, che le impedisce di vivere la sua vita quotidiana, di programmare qualsiasi cosa nell’attesa angosciosa dello scatenamento dei sintomi. Anche la vita di coppia può risentire dell’impossibilità di vivere serenamente i rapporti sessuali (che scatenano il dolore). Accorgersi in tempo e trovare una cura tempestiva è il modo migliore per evitare la cronicizzazione e i danni della cistite. Anche la gravidanza può essere messa a dura prova da questo tipo di infiammazione. Importante sarebbe seguire una dieta priva di sostanze pro-infiammatorie e priva di nickel, lubrificare la vagina durante i rapporti; ricolonizzare la vagina con bacilli “buoni” (bacillo di Doderlain), ricolonizzare e riequilibrare la flora intestinale con lattobacilli, proteggere della zona pelvica dal freddo, evitare l’uso di spermicidi, imparare a rilassare il pavimento pelvico. Il sesso deve essere vissuto con particolare attenzione, anche all’igiene personale post rapporto. Anche la clamidi può fare paura se non trattata in tempo e in maniera corretta. E’ un’infezione sessualmente trasmissibile, spesso con una sintomatologia molto leggera, tanto da non essere riconosciuta dalle persone che ne sono colpite, con conseguenze a carico dell’apparato riproduttivo, specie femminile, anche molto gravi. Nella maggior parte dei casi l’infezione interessa le donne, soprattutto le adolescenti e le giovani sessualmente attive. Prevenire certe infezioni dovrebbe essere obbligatorio per le donne in età fertile, che troppo spesso sottovalutano i rischi ai quali vanno incontro. Fino alla possibilità di perdere la propria fertilità. Usare il preservativo nei rapporti sessuali, sarebbe già un primo passo importante per la salvaguardia della propria sfera riproduttiva.

 

Federica Cappelletti
Giornalista Medico Scientifica
Editor in Chief

 

Topics: Infertilità Gravidanza naturale Innovitas Vitae Subfertilità Fertilità Prevenzione Essere donne Essere madri Gravidanza Sindrome premestruale Mestruazioni Natura istinto materno