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Fertilità e inquinamento

Fertilità e inquinamento

La sfera riproduttiva e le sue funzioni sono fra gli elementi più delicati dell’essere umano. Le loro alterazioni, possono incidere anche in maniera pesante sugli aspetti relazionali e sessuali della persona. Infertilità, abortività spontanea, prematurità, basso peso alla nascita, distacco di placenta, morte fetale, malformazioni congenite, sono problemi in cui stili di vita, fattori ambientali (tali patologie sono di particolare rilievo nelle aree più inquinate) e comportamentali della madre (come una dieta incongrua, ma anche abuso di alcol, fumo e droghe) rivestono un ruolo importante.

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Sfera riproduttiva a rischio

Già nel 2015 la Figo (Federazione internazionale dei ginecologi e degli ostetrici) ha riconosciuto che l’esposizione a Pcb (policlorobifenili), solventi, pesticidi, inquinamento atmosferico, toluene, ftalati, composti perfluoroalchilici aumenta il rischio di alterazioni della sfera riproduttiva e della gravidanza. In particolare contaminanti dell’aria quali pm10, pm2.5, biossido di azoto e ozono sono una delle principali cause di mancata crescita fetale, nascite di bambini sottopeso, pretermine, malformazioni cardiache e abortività. Nel 2013 negli Stati Uniti le nascite pre termine erano state l’11,4% del totale e si stima che oltre il 3% a livello nazionale (corrispondente a 15,8 nascite pretermine) siano attribuibili all’esposizione a pm2.5, con costi economici pari a 4,33 miliardi di dollari, di cui 760 milioni per le cure mediche.

Anche l’esposizione a PM10, emesso dagli otto inceneritori dell’Emilia Romagna, nell’ambito dello studio Moniter ha riscontrato un considerevole aumento del rischio di nati prematuri e abortività. L’abortività spontanea, riferita dagli studiosi e legata a uno studio condotto su 514mila 996 abitanti di cinque città del Sud Italia, è risultata correlata con pm10, biossido di azoto e ozono anche se gli inquinanti rientravano nei limiti di legge, in particolare si è registrato un incremento di abortività spontanea del 19,7% per ogni incremento di 10 mg/m3 di pm10 e del 33,6% per ogni incremento di concentrazione di ozono.

IMPORTANTE Gli studiosi hanno concluso che l’abortività spontanea è influenzata da pm10 (in particolare se sono presenti delle aree industriali) e da concentrazioni di ozono, anche a livelli inferiori ai limiti di legge e pertanto con un adeguato miglioramento della qualità dell’aria questa condizione sarebbe almeno in parte prevenibile.

Allarme dell’OMS

Secondo l’Oms solo l’8% della popolazione mondiale respira un’aria che rispetta limiti cautelativi per la salute e inalare aria pulita dal primo all’ultimo respiro è un diritto inalienabile, che soprattutto le madri in attesa dovrebbero rivendicare con maggiore consapevolezza.

Mancato concepimento a causa di tossine

Tra le cause di infertilità femminile, l’abuso o un uso poco attento di alcuni farmaci come l’ibuprofene. Ma ci sono anche elementi di tossicità, che interessano entrambi i sessi: ad esempio negli alimenti o nelle bevande possono essere presenti sostanze altrettanto dannose, a partire dalla stessa plastica che quotidianamente viene usata nel confezionamento. La plastica delle bottiglie di acqua minerale, ad esempio, se lasciata al sole nei magazzini, rilascia sostanze che sono a base di estrogeni sintetici, minacciando quindi la fertilità.Ci sono poi altri fattori già conosciuti, come fumo e alcol.

Anche inquinamento ambientale nuoce alla fertilità delle donne. Uno studio del 2012 condotto dall’Institut Marquès de Barcelona su un campione di donne di età inferiore ai 40 anni mostra, infatti, una notevole correlazione fra inquinamento ambientale e infertilità femminile: l’80% delle donne con ciclo mestruale regolare non riescono a rimanere incinte a causa di tossine o altre sostanze inquinanti (diossine, pesticidi, fumo, piombo, idrocarburi ecc.) che si sono accumulate nel loro organismo con il passare degli anni; secondo lo studio, quindi, soltanto il 20% dei casi di infertilità femminile sarebbe attribuibile a fattori genetici.

Fertlità maschile in calo negli ultimo 40 anni

Nel 2017, un team internazionale di scienziati, guidato da H. Levine e S. H. Swan, ha pubblicato un lavoro sulla rivista scientifica Human Reproduction Update che ha mostrato che la concentrazione degli spermatozoi si è ridotta di oltre il 50% in poco meno di 40 anni (il periodo coperto va dal 1973 al 2011 e gli studi presi in considerazione, e riguardanti i Paesi occidentali, sono circa 7.500).

Secondo gli studiosi, il numero degli spermatozoi presenti nel liquido seminale negli ultimi anni si è dimezzato: questo pericoloso trend, “destinato solo a peggiorare”, è nel 60% dei casi causato dall’esposizione ad agenti inquinanti, soprattutto alle polveri sottili.

A minacciare la fertilità maschile c’è anche l’esposizione a fonti di calore o radiazioni: a questo riguardo, le professioni più a rischio sono quella dell’operaio e del cuoco.

Alcuni ambienti particolarmente sottoposti a inquinanti, come l’area di Pescia (Pistoia), dove sono presenti strutture che fanno uso di concimi e fertilizzanti, possono mettere a rischio la fertilità maschile. Qui è stato riscontrato che gli uomini hanno seri problemi legati alla fertilità. Attenzione poi all'alimentazione: la dieta mediterranea, se bilanciata e associata alle tecniche di concepimento assistito, può aumentare le possibilità di avere una gravidanza.

Impatto negativo sulla riproduzione

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico nel suo ultimo rapporto, dal titolo “Prospettive ambientali dell’OCSE all’orizzonte del 2050” ha stimato che, nell’Unione Europea, l’inquinamento atmosferico sia responsabile di circa 600.000 morti premature e dell’aumento della morbilità.

Nello stesso documento viene sottolineato che l’inquinamento atmosferico ha un impatto negativo sulla riproduzione femminile e maschile.

In particolare, molti studi epidemiologici hanno osservato che i fattori ambientali e l’esposizione ad agenti chimici incidono sulla dimensione, sulla motilità e sul numero degli spermatozoi.

DNA minato dalle sostanze inquinanti

E se è ormai assodato l’impatto negativo dell’inquinamento ambientale su vitalità, qualità e motilità degli spermatozoi, un recente studio italiano pubblicato su Environmental Toxicology and Pharmacology, ha rivelato che ci sono alcune sostanze inquinanti che possono addirittura modificarne la struttura del DNA. Ne consegue che non sono solo i soggetti esposti a sostanze inquinanti a essere maggiormente vulnerabili a determinate patologie, ma anche le generazioni future.

A questi risultati si è arrivati grazie a un’équipe di scienziati italiani guidati dalla ASL di Salerno e presidente della SIRU, la Società Italiana di Riproduzione Umana. I ricercatori hanno verificato i livelli di inquinamento atmosferico, particolati PM 10 e PM 2.5 e benzene, in zone particolarmente inquinate quali: Terra dei Fuochi, zone comprese tra la provincia di Napoli e quella di Caserta, Taranto; in seguito hanno confrontato i dati raccolti con i livelli di frammentazione del DNA spermatico (una forma di danno genetico al DNA dello spermatozoo che può causare problemi di fertilità e di sviluppo embrionale) di centinaia di adulti maschi sani, non fumatori, non bevitori abituali, non consumatori di droghe, residenti da almeno 5 anni nelle aree di reclutamento e non esposti professionalmente. Dallo studio è emerso che tale frammentazione è significativamente più elevata nei soggetti provenienti dalle zone inquinate rispetto a quella verificata nei soggetti provenienti da zone di controllo considerate poco o per niente inquinate.

Il pericolo negli oggetti di uso quotidiano

Sono diversi gli agenti e le sostanze inquinamenti con le quali, ogni giorno, veniamo a contatto e che hanno conseguenze, anche disastrose e a volte irreparabili, sulla nostra salute. Gli iperfluorati, per esempio, usati in una varietà di prodotti di consumo, ma anche i ftalati, impiegati nei giocattoli per bambini, o i parabeni, utilizzati nei profumi e nei saponi e il bisfenolo A, presente nella plastica. Ma sono solo alcune delle numerose sostanze inquinanti che quotidianamente impattano sulla nostra vita.

Senza dimenticare poi i fumi tossici (diossina), sviluppati dagli incendi di materiale plastico e dai rifiuti di ogni genere abbandonati nell’ambiente e nelle nostre città. Inoltre, studi scientifici hanno evidenziato che l’esposizione a queste sostanze, nel corso della gravidanza, possono provocare mutazioni epigenetiche nel feto, con trasmissione trans-generazionale delle stesse, dagli effetti irreversibili.

Per contrastare gli effetti negativi dell’inquinamento sulla propria fertilità, è fondamentale fare attenzione all’utilizzo di determinati prodotti contenenti agenti inquinanti. Inoltre, è opportuno seguire un’alimentazione corretta ed eliminare alcune cattive abitudini, come il fumo e l’abuso di alcol.

Uomini sempre più infertili

Anche secondo il Registro Nazionale sulla Procreazione Medicalmente Assistita dell’Istituto superiore di Sanità, tra le coppie che si rivolgono ai centri specializzati per avere un figlio, la percentuale di uomini infertili è del 29,3% e l’età non rappresenta l’unico fattore responsabile. Negli uomini italiani viene riportato che il numero dei gameti è diminuito del 50% rispetto al passato. A nuocere sulla qualità degli spermatozoi (aumentando quindi il rischio infertilità) sono sempre più spesso le condizioni lavorative: esposizione a radiazioni, a sostanze tossiche o a microtraumi. Anche gli inquinanti prodotti dal traffico urbano e dal fumo di sigaretta possono alla lunga diventare dannosi.

Sostanze naturali come aiuto

Le gravidanze naturali vanno protette e possono essere supportate da sostanze naturali, come la curcuma. Un vero toccasana anche durante il ciclo mestruale, dove aiuta a contrastare sintomi spesso insopportabili come ansia eccessiva, irritabilità, agitazione incontrollata, nervosismo, gonfiore, attacchi di fame, tensione mammaria, dolori addominali, nausea e mal di testa. Tra i tanti benefici della curcumina, principio attivo della curcuma, vi è infatti anche quello di attenuare i disturbi legati alla mestruazione (NOFLAMOX, di I-VITAE, è un integratore a base di curcuma).

CONCLUSIONI

L’impatto dell’inquinamento ambientale sulla fertilità (sia maschile che femminile) è un tema che negli ultimi anni ha suscitato crescente interesse e gli studi effettuati in proposito sono numerosi. Se spesso è facile trovare ricerche fra loro contraddittorie su un determinato argomento, sul fatto che l’inquinamento possa arrecare notevoli danni alla fertilità c’è una sostanziale convergenza da parte dei ricercatori.

L’aspetto fondamentale è quello di pensare alla propria fertilità (femminile e maschile) e prendersene cura, adottando tutti i comportamenti necessari a contrastare gli effetti dell’inquinamento odierno sulla nostra vita riproduttiva.

 

Federica Cappelletti
Giornalista Medico Scientifica
Editor in Chief

 

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