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Emozioni ferite e gravidanza

Emozioni ferite e gravidanza

Senza averne solitamente consapevolezza, le delusioni “sentimentali” vissute da piccoli possono scatenare la paura di avere un figlio in età matura o di vivere nuovi sentimenti. A fare da padrone, sono i traumi causati dai propri genitori o legati alla loro separazione. Un lutto, troppo forte, che un bambino non sa elaborare e che un adulto può continuare a pagare per sempre.

I-Vitae

Le emozioni sia vecchie sia nuove fanno infatti parte del quotidiano di ogni persona, spesso regolandone la vita e il modo di percepire e reagire alle cose che accadono. Anche quelle più naturali, come il voler diventare madre. E possono essere emozioni sollecitate dall’esterno (esogene) o dall’interno (endogene). Ed essere pregresse ma proiettate nella vita attuale. Dove riaffiorano, incidendo anche nelle decisioni fondamentali. Non sempre in maniera positiva o prive di conseguenze.

Per molto tempo le emozioni sono state assimilate alla parte irrazionale dell'essere umano, a quel lato della persona difficile da controllare, che improvvisamente prende il sopravvento impedendoci di valutare secondo logica gli eventi e di perseguire in modo pianificato i nostri obiettivi.

In realtà le emozioni sono costantemente presenti nella nostra vita e nel nostro modo di agire. Per poterle affrontare, è necessario prendere in considerazione l'intensità dell'emozione.

Le nostre emozioni ci guidano nell’affrontare situazioni e compiti troppo difficili e importanti, perché possano essere affidate al solo intelletto, nel senso che ogni emozione ci guida all’azione in modo caratteristico, ci orienta in una direzione già rivelatasi proficua per superare le sfide ricorrenti della vita umana. Ma ciò non significa che dobbiamo lasciar loro il compito di gestire la nostra esistenza. Le emozioni senza controllo sono come dei cavalli senza briglie: non riescono a condurci in nessun luogo da noi desiderato e possono addirittura farci correre gravi rischi.

Emozioni endogene ed esogene

L’emozione endogena è sicuramente la più complessa, perché può essere il frutto di un pensiero proiettato nel futuro o nel passato, possiamo insomma avere o meno cognizione del pensiero che ha causato l’emozione. La separazione di un genitore, per esempio, rientra nella sfera delle emozioni endogene e può essere proiettata nel futuro, tanto da provocare sensi di colpa e paure persistenti nel tempo, fino al timore di dover affrontare nuove emozioni. Come la gravidanza e quindi la nascita di un figlio. Che, nei casi più problematici, vengono rinviati o definitivamente evitati.

La consapevolezza è di maggiore aiuto per focalizzare la situazione emozionale, ma non è detto che accada sempre e con facilità poiché può essere presente il conflitto con un’altra emozione e l’ansia attiva la difficoltà nel fare chiarezza. Se invece il pensiero è tanto veloce da scomparire all’istante, lasciandoci l’emozione sollecitata, allora è molto probabile che il pensiero fugace abbia attivato un’emozione indesiderata. Saper controllare le nostre emozioni è alla base del nostro benessere psicofisico. I sentimenti estremi, quelle che diventano troppo intense o che durano troppo a lungo, minano la stabilità della persona.

E' naturale e sano provare sentimenti come l'ansia, la rabbia, la tristezza, ma tali sentimenti dovrebbero diventare un campanello di allarme se irrisolti nel tempo e invece essere da guida nelle decisioni più opportune. Evitando, quello sempre, che sfuggano al controllo spazzando via tutti gli stati d'animo piacevoli e i progetti di vita. L'ideale sarebbe riuscire a coglierli non appena cominciano a suscitare pensieri negativi.

Processi cognitivi

Solitamente, le emozioni e i processi cognitivi vanno di pari passo, quando questi ultimi sono capaci di ascoltarle, leggerle e interpretarle. Nella sostanza, l’emozione suggerisce e la cognizione trasforma in sentimento e azione. Ma quando la cognizione manca, allora l’emozione ha il sopravvento. Anche negativamente. In maniera controversa, anche un pensiero distratto può suggerire l’emozione e questa la fa da padrona se la cognizione vuole il controllo anziché porsi all’ascolto. Avere cognizione si se stessi e del proprio passato, sarà una carta vincente per le scelte presenti e future.

Sentimenti contrastanti

Sono numerose le emozioni provate dall’essere umano, ma la psicologia ne distingue principalmente nove: interesse, gioia, sorpresa, tristezza, rabbia, disgusto, paura, vergogna (comprese timidezza e colpa), noia. Sono tutte utili per orientarci, anche se accade di perdere la bussola e ci facciamo intrappolare. Come ad esempio nel caso della paura che non riconosciuta assume la forma dell’ansia, uno stato caratterizzato da una sensazione di paura non connessa ad alcuno stimolo specifico. Essa si distingue dalla paura vera e propria per il fatto di essere vaga.

L’ansia è uno stato psichico più complesso della paura perché si estingue molto più lentamente proprio per la combinazione delle emozioni. Tutte queste emozioni fanno parte del nostro passato, delle cose che apprendiamo nel corso della vita, delle azioni, reazioni, delle relazioni. E l’accesso ad una emozione può attivare la paura e dare origine all’ansia, anche il conflitto fra emozioni che non attivano la paura danno origine all’ansia. L'emozione di diventare madre può quindi diventare paura di dover affrontare quei sentimenti calpestati in tenera età e che nel tempo hanno generato rabbia, frustrazione, delusione.

Paura delle emozioni

La paura delle emozioni sembra giocare un ruolo di rilievo nel mantenimento del malessere psicologico e ostacola in modo attivo il buon esito degli interventi medici e psicoterapeutici. Il timore di provare emozioni negative e dolorose (ansia, tristezza, colpa) può essere chiaro, comprensibile e seppur in diversa misura, identificabile nella vita quotidiana di ciascuno di noi.

Meno immediato agli occhi dei più è il timore delle emozioni positive, che tuttavia sembra giocare un ruolo di rilievo nel mantenimento del malessere psicologico e ostacola in modo attivo il buon esito degli interventi medici e psicoterapeutici. Molte persone temono proprio quelle emozioni piacevoli (eccitazione, felicità, tranquillità) che sentono mancare nella propria vita quotidiana e in modo più o meno consapevole mettono in atto comportamenti per evitarle. Ma qual è il senso di questo timore? Solitamente la base non ha una natura biologica o inconscia ma cognitiva, la differenza si realizza in base a come interpretiamo le emozioni positive e a come vi reagiamo.

Conclusioni

Che ruolo hanno le emozioni nelle decisioni grandi e piccole che prendiamo ogni giorno? È possibile prendere decisioni razionali? Quotidianamente, ognuno di noi prova un'ampia gamma di affetti che hanno una lieve intensità, pensiamo alla gioia di vedere una persona amata, all'ansia di guidare in mezzo al traffico, alla curiosità di sapere le novità della vita sentimentale di un nostro amico. Queste emozioni non sono degli ostacoli ma, al contrario, forniscono degli stimoli per vivere, ci invogliano a mettere a punto delle strategie più adeguate per raggiungere degli obiettivi. Ad esempio, possiamo organizzare meglio i nostri impegni per dedicare più tempo al partner, possiamo scegliere la strada meno trafficata o orari più tranquilli per percorrere dei tragitti.

Un discorso diverso vale per le emozioni molto intense, quali l'angoscia, il terrore, che ci obbligano ad interrompere bruscamente i nostri piani. A volte questo può essere vantaggioso. Le emozioni, insomma, non sono necessariamente un elemento di disturbo se sappiamo gestirle ed utilizzarle come informazioni utili al pensiero e all’azione. Il tema è importante, molto delicato, perché riguarda la sfera emotiva delle persone, partendo dai lutti, dagli abbandoni e dalle sensazioni negative vissuti da bambini, fino alle conseguenze che tutto ciò comporta in età matura. Quando si mette in discussione anche la libertà di scelta di mettere o non mettere al mondo un altro individuo, scelta che per le donne non è scontata.

E’ possibile che la percezione che si ha della presunta ‘libertà di scelta’ procreativa nella cultura occidentale sia quella di un traguardo raggiunto e tagliato: ma, e oltre alle difficoltà economiche e di relazione che pesano sulla vita delle giovani donne quando si tratta di decidere se essere o non essere madri, c’è la questione della solitudine, culturale e sociale, che circonda il tema della maternità e c’è il momento della verità, in cui si fanno i conti con il proprio passato, con il rapporto che si è vissuto con i propri genitori, ci sono le incomprensioni subite, ci sono le differenze inascoltate. Per questo, ogni volta che ci si trova al bivio di diventare o meno genitori, l’unico modo per fare una scelta consapevole è leggersi dentro, confrontarsi con il proprio compagno e se non basta affidarsi alla professionalità di un esperto psicologo o psicoterapeuta. La decisione di diventare madre è troppo importante per essere presa in maniera istintiva e irrazionale, soprattutto laddove ci sono terreni emotivi da “coltivare”. E riparare.

 

Federica Cappelletti
Giornalista Medico Scientifica
Editor in Chief

 

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