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Donne e uomini ignari della vita professionale e quotidiana del partner. L’arrivo del primo figlio penalizza la neomamma.

Una speranza concreta dopo anni di disperazione

Sono sempre più le coppie in Italia e nel mondo che, pur vivendo sotto lo stesso tetto, conoscono poco della vita professionale e casalinga del proprio partner. Una realtà confermata dal sondaggio realizzato dalla rivista The Economist in otto Paesi diversi, che ha evidenziato la dura verità in base alla quale molte delle persone intervistate (uomini e donne) addirittura ignorerebbero ciò che fa quotidianamente la propria dolce metà.
L’arrivo dei figli gioca certamente a sfavore della donna, penalizzandola sia dal punto di vista dell'organizzazione in casa (aiuti, compiti da sbrigare, tempo libero a disposizione) sia per quanto riguarda la carriera.

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Il ruolo delle donne-madri cambia da un giorno all'altro: all'improvviso sono mogli, mamme e lavoratrici. E devono organizzarsi in base ai nuovi "incarichi" naturali, frazionando il tempo, lo spazio personale, le competenze. Ma non sempre il loro (nostro) impegno è compreso. Tanto che ci sono ancora casi di donne assunte solo con la garanzia della rinuncia alla maternità. E questa è una condizione che penalizza la coppia che decide di avere figli, anche se, alla fine, chi ne fa le spese in misura maggiore, anche sotto l'aspetto sociale e di realizzazione personale, è sempre e comunque la donna.

La conseguenza diretta, è che le donne cercano un figlio sempre più tardi. Spesso, al limite della menopausa. Con risultati pessimi: gravidanze che non arrivano e ansia in aumento (con ricorso a specialisti della psiche e accettazione di assurdi bombardamenti ormonali). Secondo l'Istat, le famiglie in Italia sono oltre 25 milioni: di queste il 54% non ha figli, il 21,9% ne ha uno, il 19,5% ne ha due, il 4,4% ne ha tre e solo lo 0,7% ha più di tre figli. Numeri che peggiorano di anno in anno, anche per colpa della crisi occupazionale.

È evidente, inoltre (dati alla mano), che in tutti i paesi occidentali le donne superano di gran lunga gli uomini nei posti di lavoro più bassi, come le posizioni amministrative, mentre i ruoli manageriali e rappresentativi sono relegati principalmente ai maschi. Come spiegano gli esperti sulle pagine della prestigiosa rivista internazionale (The Economist): “Questo divario tra i sessi, nel lavoro, è in gran parte dovuto alla maternità e al senso di responsabilità che questo stato della donna si porta in dote e poi sviluppa nel tempo”. Ma anche al senso di colpa che la neomamma vive in tutte le sue sfumature dopo l’arrivo del figli. Soprattutto quando non riesce ad assolvere in pieno il suo ruolo genitoriale (La mamma è sempre la mamma e mai nessuno sarà in grado di sostituirà nella vita del bambino).

Nell’inchiesta, viene fatto anche un bilancio tra la carriera e la famiglia. In più casi, le donne intervistate hanno ammesso con sincerità che i compiti giornalieri vengono dividi in maniera paritetica con i loro compagni. Ma più della metà di queste donne ha risposo che la cura della famiglia e dei bambini ricade costantemente sulle proprie spalle. Donna e (super) mamma contemporaneamente, insomma. In ogni angolo di mondo. In molte delle realtà prese a campione, è emerso anche che sia le donne che gli uomini avevano apportato "aggiustamenti" al loro stile di vita e alla loro professione dopo l’arrivo del figlio e dei figli. Le percezioni più forte di questo cambiamento è stata in Francia, mentre la Danimarca è il paese in cui uomini e donne hanno dichiarato che nessuno dei due partner aveva fatto cambiamenti sostanziali nel proprio stile di vita. (La Danimarca ha uno dei più generosi sistemi di assistenza ai bambini in tutto il mondo).

E alla domanda: cosa è successo al tuo partner, dal punto di vista lavorativo, con l’arrivo del primo figlio?, la risposta più frequente è stata “mi sono dovuta adattare ai nuovi ritmi con la riduzione delle ore di lavoro, con il passaggio da tempo pieno a part-time, o con la ricerca di una occupazione meno esigente (ad esempio, un ruolo che richiede meno viaggi o ore di lavoro straordinario). Solitamene, sono le donne a cambiare marcia, ambizioni e stili di vita (io sono un esempio di questo cambio di rotta repentino, avendo, in piena carriera, deciso di fare la mamma. Per poi riprendere le redini della mia vita in mano e ricominciare a lavorare e a sentirmi bene nel doppio ruolo di mamma e di donna. Non mi pento di quello che ho fatto, ovviamente. Anzi, lo rifarei mille volte! Ho potuto scegliere quello che fare della mia vita. Ma condivido sul fatto che noi donne, una volta diventate madri, facciamo davvero fatica a fare carriera).

Conclusioni

Anche se non è chiaro se gli uomini o le donne sono più ignari della vita professionale e quotidiana del loro partner, è evidente che molte persone ignorano la realtà delle vite de loro partner. E, anche se gli uomini sono disposti a fare di più in casa e aiutare le donne, in modo che le mogli possano fare di più al lavoro, questo pur lodevole atteggiamento maschile non basta a cambiare il divario che esiste nel mondo del lavoro e nella vita di tutti i giorni tra uomini e donne.
L'uguaglianza potrebbe però essere incoraggiata da alcune conversazioni franche fatte a tavola tra uomo e donna, moglie e marito, compagna e compagno. Sicuramente, è un passo in avanti auspicabile. Perché le donne hanno il diritto di essere madri a qualsiasi età, nella consapevolezza (che ancora oggi manca) di potersi dedicare al proprio figlio senza perdere né il lavoro né la propria vita privata e sociale. Occorre, sicuramente, una seria politica di sostegno fatta di provvedimenti concreti: servono più servizi per l'infanzia, più aiuti per le donne che lavorano, più asili nido, sostegni economici che non siano a pioggia, ma strutturali.

 

Federica Cappelletti
Giornalista Medico Scientifica
Editor in Chief

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