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Celiachia e gravidanza

Celiachia e gravidanza

La Malattia Celiaca, o Celiachia (dal greco koiliakós, "addominale”), è un'infiammazione cronica dell’intestino tenue, scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti. Una malattia immunomediata quasi sconosciuta fino a qualche anno fa, ma della quale oggi si sente spesso parlare e che sembra essere sempre più diffusa, con diagnosi in continuo aumento, probabilmente anche per la crescente informazione. Ma, essendo i sintomi piuttosto generici, capita ancora che il disturbo venga individuato e riconosciuto con ritardo e con il rischio di conseguenze anche pesanti per la salute. Anche in fase di concepimento e gravidanza. E, se non trattata per tempo e negli anni, può portare a complicanze addirittura drammatiche, come il linfoma intestinale.

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Cos’è il glutine

Il glutine è una proteina che ha origine dal frumento e nelle varietà di cereali affini, e quindi anche in tutti gli alimenti che li contengono. Tra i cereali troviamo: Frumento, Segale, Farro, Orzo, Farro verde, Avena (comune in commercio), Monococco, Farro dicocco, Kamut, Triticale.

Tra gli alimenti contenenti glutine si annoverano la farina, l’amido di frumento, il pangrattato, la pasta, il muesli e tutti i prodotti da forno dal pane ai biscotti fino ai salatini, tanto per citarne alcuni. Il glutine può essere presente in tanti alimenti, perché utilizzato nel processo produttivo e nei leganti impiegati. Nonostante il suo valore nutritivo in realtà estremamente scarso, il glutine presenta delle caratteristiche fisiologiche e tecnologiche che facilitano la lavorazione delle farine: permette, infatti, di ottenere un impasto viscoso ed elastico dalla miscelazione di farina e acqua, assicurando così la consistenza e la croccantezza di pane e prodotti di pasticceria. Per queste sue caratteristiche il glutine è definito una “proteina collante”.

Soggetti a rischio e comparsa nello svezzamento

La celiachia può colpire individui di tutte le età e riconosce una predisposizione genetica. Generalmente, nella forma classica, i sintomi si presentano già nella fase dello svezzamento: diarrea cronica, dolore addominale, gonfiore addominale, ritardo della crescita nei bambini e astenia. In certi casi (forme atipiche), questi sintomi possono essere assenti e possono manifestarsi sintomi extraintestinali, tra cui quelli neurologici e correlati al malassorbimento. In queste circostanze, la diagnosi è spesso fatta in età adulta.

Sintomi generali da ingestione di glutine

La celiachia ha un quadro clinico variabilissimo che va dalla diarrea profusa, con forte dimagrimento, ai sintomi extraintestinali, all'associazione con altre malattie autoimmuni. A differenza delle allergie al grano, la celiachia e la dermatite erpetiforme non sono indotte dal contatto epidermico con il glutine, ma esclusivamente dalla sua ingestione.

Diagnosi

La celiachia può essere identificata con assoluta sicurezza attraverso la ricerca sierologica e la biopsia della mucosa duodenale in corso di duodenoscopia. Gli accertamenti diagnostici per la celiachia devono necessariamente essere eseguiti in corso di dieta comprendente il glutine

Da cosa è scatenata?

La celiachia è causata da una reazione alla gliadina, una propaggina (proteina del glutine) presente nel grano e da proteine simili che si trovano nelle Triticeae, che comprendono altri cereali comuni, come orzo e segale. L’esposizione alla gliadina causa una reazione infiammatoria. Ciò porta ad una progressiva riduzione dei villi (piccole sporgenze) che rivestono l’intestino (atrofia dei villi) fino alla loro completa scomparsa. Questo interferisce con l’assorbimento delle sostanze nutritive, in quanto i villi intestinali ne sono responsabili.

La celiachia nella storia

Il termine "celiaco" è stato introdotto nel XIX secolo, grazie a una traduzione di quella che viene generalmente considerata come una delle prime descrizioni in greco antico della malattia da parte di Areteo di Cappadocia.

Disturbi simili

Disturbi simili come sintomatologia sono i cosiddetti disturbi glutine-correlati, come l’allergia al frumento e la sensibilità al glutine. La prima è una reazione allergica tipica, la seconda è simile alla malattia celiaca ma senza danni ai villi intestinali e spesso senza presenza di marcatori specifici per la celiachia nel sangue.

Dermatite Erpetiforme

La dermatite erpetiforme è una patologia scatenata in soggetti geneticamente predisposti dall’assunzione dietetica di glutine e caratterizzata da lesioni cutanee specifiche e distintive, che regrediscono dopo l’eliminazione del glutine dalla dieta. E’ considerata una variante della malattia celiaca, anche se molto raramente la dermatite erpetiforme si presenta con le caratteristiche lesioni della mucosa duodenale della celiachia.

Terapia

La dieta priva di glutine, o aglutinata, è l’unica terapia disponibile per celiachia. Va eseguita con rigore per tutta la vita, senza sconti per nessuno. Introdurre il glutine a 12 piuttosto che a 6 mesi, come avviene di norma, non modifica il rischio globale pur ritardando la comparsa di celiachia; ma potrebbe ridurre il rischio di sviluppare questa condizione nei bambini ad alto rischio genetico.

Pericoli durante il concepimento e la gravidanza

Se non diagnosticata, purtroppo sì, perché il malassorbimento di sostanze nutritive può provocare gravi squilibri nutrizionali, come carenze di calcio, di ferro, di folati, con possibilità di malformazioni a carico del tubo neurale, alterazioni nello sviluppo scheletrico del feto e anemia. La situazione infiammatoria e autoimmune che si viene a creare, inoltre, può interferire con la capacità dell’embrione di attecchire e annidarsi nella parete dell’utero, aumentando il rischio di aborto spontaneo nelle prime settimane di gestazione.

Se si hanno problemi di infertilità o di aborti ripetuti, oppure se si ha alle spalle una gravidanza in cui si sono avuti problemi di crescita fetale o nella donna viene riscontrata una condizione di anemia, tra i vari accertamenti è senz’altro opportuno sottoporsi anche allo screening per la celiachia. Il protocollo comprende analisi del sangue, gastroscopia e biopsia della mucosa intestinale.

Domande ricorrenti per le donne in cerca di un figlio

Ma esistono farmaci per trattare il disturbo? E, una volta diagnosticata, è possibile cercare subito la gravidanza o è opportuno lasciar intercorrere un certo periodo?

Ad oggi non esistono medicinali per curare l’intolleranza al glutine. Adottando una dieta priva di questa proteina, tuttavia, i danni della mucosa intestinale regrediscono in breve tempo. Il consiglio, però, è di lasciar trascorrere almeno sei mesi prima di un eventuale concepimento. In questo modo, non solo la donna avrà il tempo di adattarsi alla nuova alimentazione (all’inizio, non è così facile e si corre il rischio che si creino squilibri nell’assunzione dei vari nutrienti), ma avrà anche una maggiore garanzia di avere eliminato qualsiasi anticorpo anomalo in circolo nel sangue.

Due mesi prima del concepimento, inoltre, per tutte le donne, ma ancora di più per le celiache, è molto importante l’assunzione di acido folico al fine di annullare, o quasi, il rischio di malformazioni, soprattutto di difetti di chiusura del tubo neurale.

E se la diagnosi arriva a gravidanza già avviata?

In questo caso, sarà compito del medico curante valutare se il malassorbimento ha prodotto carenze di ferro o di calcio ed eventualmente prescrivere integratori di questi minerali.

Via libera al concepimento

La futura mamma cui la celiachia è stata diagnosticata per tempo e la cui alimentazione, priva di alimenti che contengono glutine, è ormai collaudata, può invece stare tranquilla: l’interferenza con la gravidanza è praticamente nulla. La situazione è ormai stabilizzata e non dovrebbe presentare alcun problema.

Ma c’è bisogno di esami o controlli aggiuntivi nel corso dei nove mesi?

Diciamo che non si tratta di una vera e propria necessità. Per una maggiore sicurezza e tranquillità, conviene che la gravidanza venga seguita con qualche attenzione in più. Sostanzialmente, si fanno monitoraggi ecografici un po’ più frequenti rispetto ai tre consigliati, per verificare la corretta funzionalità della placenta e seguire l’andamento della crescita fetale fino al lieto evento.

Paure della futura mamma ed ereditarietà del morbo

Trasmetterò l’intolleranza al mio bambino? La celiachia è ereditaria?

Sicuramente esiste una componente ereditaria, anche se entrano in gioco altri fattori che non sono ancora ben conosciuti. Ad essere trasmessa, tuttavia, è solo la predisposizione genetica al morbo celiaco. La possibilità che il proprio bambino sviluppi a sua volta l’intolleranza al glutine nel corso della vita è di circa il 10 per cento.

Altre conseguenze:

  • La celiachia può determinare anche situazioni più complesse: una carenza di ferro, per esempio, che aumenta il rischio di anemia; quella di calcio, che può favorire l’osteoporosi. 
  • Se trascurati, inoltre, nel corso tempo, i danni alla mucosa intestinale possono portare all’insorgenza di forme tumorali.

Conclusioni

La celiachia è una malattia seria, che non va trascurata e che, se diagnosticata e trattata in maniera tempestiva, consente di svolgere una vita "normale". Solo, seguendo una dieta priva di glutine. In caso di avvisaglie, o di casi di celiachia in famiglia, è bene farsi controllare prima di cercare una gravidanza.

 

Federica Cappelletti
Giornalista Medico Scientifica
Editor in Chief

 

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