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Artrite Reumatoide e gravidanza, la storia di Manila

Artrite Reumatoide e gravidanza, la storia di Manila

“Avevo l’Artrite Reumatoide ma ho partorito lo stesso.

Poi è diventato impossibile avere un secondo figlio”

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Manila ha 37 anni, è mamma di un bambino di cinque, ma l’artrite reumatoide (scoperta dopo il primo parto) ha interrotto il suo sogno di allargare famiglia e avere un secondo figlio. Così ci ha scritto per raccontarci la sua storia di amore e coraggio, affinché sia d’aiuto per molte donne che come lei sono affette da questa patologia infiammatoria che, se non presa in tempo e curata, può diventare davvero invalidante.

Manila, come hai scoperto di avere questa malattia legata al sistema immunitario?

“Ho avuto le prime avvisaglie addirittura prima del concepimento. Al risveglio, la mattina, sentito forti crampi alle mani ma non gli ho mai dato peso. Pensavo fosse un dolore passeggero, tanto che ho continuato a programmare la mia maternità senza nemmeno rivolgermi ad un medico. E a parte questi disturbi, sono stati nove mesi tutto sommato piacevoli”.

La donna portatrice di artrite reumatoide, ha infatti una elevata probabilità di stare bene durante la gravidanza e di vivere un magico periodo senza o con poca artrite (oltre il 70% dei casi)…

“Così è stato, con il mio piccolo Gabriele. Dal momento in cui ho percepito un sapore diverso mangiando salmone, ho capito che ero incinta e ho vissuto una gravidanza serena. Essendo un maschio, mi sono salvata anche dalla nausea. Mi sembrava, insomma, di essere stata fin troppo fortunata. Purtroppo, però, dopo il parto ho scoperto di avere l’artrite…. “.

Il puerperio è una fase fortemente a rischio di recidiva dell'artrite che, spesso, si ripresenta più “cattiva" e attiva di quanto non lo fosse prima della gravidanza.

“Dopo il parto i miei dolori sono aumentati talmente tanto da diventare insopportabili. Il mio sistema immunitario era letteralmente crollato e io tenevo a malapena in braccio il mio bambino. Sono stati momenti drammatici, non capivo cosa stesse succedendo”.

Così hai deciso di rivolgerti ad un esperto?

“Il mio ginecologo mi consigliò di farmi visitare quanto prima da un reumatologo. Il verdetto fu impietoso, anche perché non conoscevo questa malattia. Successivamente ho scoperto che mia nonne ne aveva sofferto”.

Diciamo che sei stata fortunata a vivere questa prima gravidanza senza il peso dei farmaci e la consapevolezza della malattia… Ma poi ne hai pagato le conseguenze?

“Certamente, ritardare di un anno le cure alle quali mi sono poi dovuta sottoporre non è stato un bene per la mia condizione fisica. I dolori pian piano si sono diffusi agli altri arti e ho dovuto fare una cura pesante a base di cortisone e farmaci specifici. E sono stata obbligata a non allattare più al seno il mio piccolo Gabriele… Ricordo i pianti di quei giorni, rivedo gli occhi del mio angioletto biondo che mi imploravano di attaccarlo al mio capezzolo... ma non potevo... ”.

Ma Gabriele è un bel dono della vita comunque… Poi, però, non sei più riuscita a rimanere incinta? O non hai potuto?

“Diciamo che non ho voluto rischiare. Da mamma non me la sono sentita di non prendere più farmaci, perché poteva significare far riesplodere in maniera aggressiva la malattia e mettermi nuovamente a ko. E’ stata dura, ma ho scelto di regalare la mia forza (quella che la malattia mi concede) e il mio tempo (quello che diversamente passerei tra il letto e i dottori) a Gabri. Il mio grande amore, l’unico che questa vita mi ha concesso. Sono comunque una mamma felice, nonostante tutto”.

 

Federica Cappelletti
Giornalista Medico Scientifica
Editor in Chief

 

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